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Assistenza religiosa negli ospedali, troppi 2 milioni all'anno dalla Regione

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN AULA (ex art. 114 Reg. int.)

Svolta in aula durante la seduta del 28 - 1 - 2014

 

Il Sottoscritto Consigliere regionale

premesso che

 presso le Ausl e le Aziende ospedaliero – universitarie del Servizio sanitario regionale (Ssr) è istituito – ai sensi della L.R. 10 aprile 1989, n. 12 (Disciplina dell’assistenza religiosa nelle strutture di ricovero delle Unità sanitarie locali) e nel rispetto della normativa nazionale, di cui si dirà appresso – il servizio diassistenza religiosa, con “il compito di assicurare(…), nel rispetto della volontà e libertà di coscienza dei cittadini, l’esercizio della libertà religiosa e l’adempimento delle pratiche di culto, nonché il soddisfacimento delle esigenze spirituali proprie delle diverse confessioni, in conformità ai rispettivi ordinamenti” (art. 1, comma 2);

 ai sensi del comma 4 dell’art. 1 della citata legge regionale, “Il servizio di assistenza religiosa è svolto(…)da assistenti religiosiassunti[ai sensi della normativa nazionale, art. 9, comma 3, D.P.R. n. 761/1979]ovveroincaricati in regime convenzionale”;

 in applicazione di tali disposizioni, gli enti del Ssr stipulano (recte:rinnovano in modo automatico) annualmenteuna convenzionecon l’autorità religiosa competente per territorio, al fine di regolare gli aspetti organizzativi, funzionali ed economici relativi al servizio di assistenza religiosa;

 le convenzioni tra gli enti del Ssr e le competenti autorità religiose sono stipulate (e rinnovate) conformemente agli “schemi regionali d’intesa” allegati alla stessa L.R. n. 12/1989;

 per quanto rileva specificamente in tal sede, gli “schemi regionali d’intesa” (uno per l’assistenza religiosa di culto cattolico, l’altro per quella di culti non cattolici) prevedono che agli assistenti religiosi,il cui numero deve essere parametrato ai posti letto, venga garantitoun trattamento economicocalcolato secondo quanto previsto dalla normativa contrattuale vigente, con riferimento a quello applicato al personale di 7° livello”: in altri e più semplici termini, si stabilisce che agli assistenti religiosi, per l’espletamento del loro mandato pastorale – spirituale nelle strutture sanitarie,  spetti una retribuzione parametrata a quella del personale non dirigente del Servizio sanitario nazionale (“categoria D”);

 alla luce di tali considerazioni, risulta piuttosto “singolare” che un servizio pastorale - spirituale sia espletato dietro corrispettivo e risulti (s)qualificato da una tale onerosità, quando gli stessi canoni etico – religiosi ne imporrebberola volontarietà e la gratuità, ne imporrebbero la considerazione come missione più che come servizio (assistenziale);

evidenziato che

 i costi del servizio di assistenza religiosa - ed in specie quelli derivanti dalla corresponsione della retribuzione del personale dedicato -a carico del Ssrrisultanoparticolarmente gravosi, anche in rapporto all’effettiva attività svolta dai religiosi medesimi;

 con riferimento a tale specifico profilo, in sede di risposta scritta (n. 5527 del 21 febbraio 2011) all’interrogazione ogg. ass. n. 849, l’Assessore alle Politiche per la Salute precisava che “La spesa complessiva sostenuta dalle Aziende del Servizio Sanitario Regionale per il 2010 è stata pari a 1.975.000 Euro”;

 per limitarsi alle fattispecie più significative e considerando solo il periodo 2010 – 2013, a titolo meramente esemplificativo si considerino i seguenti casi: la convenzione stipulata nel 2010 dall’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Bologna “S. Orsola – Malpighi” e rinnovata annualmente prevede che il corrispettivo annuale a favore dell’Arcidiocesi di Bologna sia pari a 127.926,00 euro per cinque assistenti religiosi (dal 2010 al 2013, l’Aosp bolognese ha, quindi, sostenuto una spesa complessiva pari a 511.704 euro); nel medesimo arco temporale 2010 - 2013, risulta che l’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara abbia sostenuto una spesa complessiva pari a 327.331,68 euro (convenzione annuale di 81.832,92 euro per un numero di assistenti religiosi non inferiore a quattro) mentre l’Ausl di Piacenza una spesa pari a 437.861,76 euro (convenzione annuale di 109.465,44 euro per sei assistenti);

 parimenti significativa è la convenzione stipulata dall’Ausl di Bologna (deliberazione n. 269 del 22 novembre 2005 della Direzione generale), nella quale si prevede una spesa di euro 172.325,13 per il 2005 a fronte di quattro assistenti religiosi e di euro 268.000,00 per il 2006 a fronte di nove assistenti; ancora più in particolare, rileva l’art. 11 della convenzione ai sensi del quale “Alla scadenza la presente convenzionesi rinnova automaticamente per il successivo biennioalle condizioni e secondo le modalità in essa stabilite, qualora ciascuna delle parti non comunichi all’altra la mancata intenzione di rinnovo o le diverse condizioni di rinnovo, con almeno un mese di anticipo rispetto alla scadenza”;

 ancorché tali dati risultino parziali – e, per vero, assumerebbero maggior rilevanza ove fosse possibile sapere l’ammontare delle spese complessivamente sostenute dagli enti del Ssr nelle more della presente Legislatura, stante i dati spesso contrastanti rinvenibili da fonti ufficiose - appare comunque particolarmente significativo l’ammontare degli oneri in capo al Ssr derivanti, tra l’altro, dalla retribuzione degli assistenti religiosi, come del resto rilevato dal Circolo Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) e da numerose agenzie di stampa;

 peraltro, appare censurabile la circostanza che le convenzioni vengano rinnovate pressochéautomaticamente, senza considerare il cd. “taglio dei posti letto” imposto agli ospedali, che imporrebbe specularmente una riduzione del numero degli assistenti spirituali, e la riduzione delle risorse pubbliche, che quantomeno consiglierebbe un contenimento dei costi del servizio di assistenza religiosa e una riallocazione efficiente delle risorse: di qui,la necessità di una vigilanza e di un puntuale monitoraggio da parte della Giunta in ordine alle modalità con cui le Aziende del Ssr procedono al rinnovo delle convenzioni, rinnovo che non può essere automatico a fronte delle mutevoli esigenze del contesto sociale ed economico;

rilevato che

 per vero, ancorché sia una legge regionale – ed in particolare la citata L.R. n. 12/1989 – a disciplinare l’assistenza religiosa nelle strutture del Ssr, è da precisare che èla stessa normativa nazionale, ancorché particolarmente datata, adimporreche “Presso le strutture di ricovero del servizio sanitario nazionale[sia]assicurata l’assistenza religiosa” e che, a tal fine, gli enti competenti provvedano a disciplinare l’ordinamento del servizio di assistenza d’intesa con le autorità religiose (art. 38, L. 23 dicembre 1978, n. 833, recante “Istituzione del servizio sanitario nazionale”);

 in relazione all’ordinamento ed all’organizzazione del personale adibito all’assistenza religiosa, la L. 12 febbraio 1968, n. 132 (Enti ospedalieri e assistenza ospedaliera), ha previsto fra i necessari servizi ospedalieri anche quello di assistenza religiosa (art. 19) e ha precisato che “Il personale di assistenza religiosa è costituito da ministri del culto cattolico, per l'assistenza religiosa agli infermi di confessione cattolica. Gli infermi di altre confessioni hanno diritto all'assistenza dei ministri dei rispettivi culti” (art. 39);

parimenti, l’art. 35 del D.P.R. 27 marzo 1969, n. 128 (Ordinamento interno dei servizi ospedalieri), prevede che “Gli ospedalidevono disporredi un servizio di assistenza religiosa”,con oneri a carico del servizio ospedaliero;

lo stato giuridico del personale addetto al servizio di assistenza religiosa è stato disciplinato con D.P.R. 20 dicembre 1979, n. 761, e trova ora regolamentazionenei contratti collettivi nazionali di lavoro, a seguito della privatizzazione del rapporto di lavoro nel settore sanitario;

sottolineato che

posto che la legislazione regionale non può non conformarsi alla citata normativa nazionale (si consideri che la materia “rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose” è di competenza legislativa esclusiva dello Statoexart. 117, comma 1, lett. c, Cost.), sono gli “schemi regionali d’intesa” allegati alla legge regionale del 1989 ad individuare puntualmente i criteri di parametrazione del numero degli assistenti religiosi in relazione ai posti letto nonché gli altri servizi e “benefit” di cui i religiosi possono fruire con relativi oneri e spese carico del Ssr, “schemi” a cui devono conformarsi le convenzioni stipulate dagli enti del Ssr;

anche a fronte dei tagli imposti dalle recenti manovre di revisione della spesa pubblica e del già ricordato “taglio dei posti letto”, si ritiene necessario aggiornare gli “schemi regionali d’intesa”nei sensi della riduzione del numero degli assistenti religiosi e del contenimento di costi e oneri derivanti dal relativo servizio;

peraltro, si consideri che, come risulta dalla lettera dell’art. 1, comma 3, della L.R. n. 12/1989, tali “schemi” avrebbero dovuto rappresentare il modello a cui conformarsi “In sede di prima applicazione” della legge stessa. Ai sensi della medesima disposizione, infatti, le intese tra le aziende sanitarie e le autorità religiose dovrebbero conformarsi aun’intesa“approvata dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, previo accordo con l’Autorità religiosa regionale: in applicazione di tale previsione, la Giunta potrebbe, quindi, predisporre e presentare per l’approvazione all’Assemblea legislativa una proposta d’intesa volta al superamento degli “schemi regionali” allegati alla L.R. n. 12/1989, una proposta che tenga conto della necessitàdi eliminare o razionalizzaregli oneri a carico del bilancio del Ssr derivanti dal gravoso servizio di assistenza religiosa;

interroga la Giunta per sapere

a quanto ammonti la spesa complessiva sostenuta dalle Aziende del Ssr nell’arco temporale 2010 – 2013 per finanziare il servizio di assistenza religiosa, ciò al fine di valutare quali azioni istituzionali e provvedimenti siano necessari al fine di far fronte alle prospettate esigenze di eliminare – o quantomeno razionalizzare - gli oneri e i costi a carico del Ssr derivanti dal servizio di assistenza religiosa.

Il Consigliere

Franco Grillini

(Gruppo Misto – LibDem)

 

LA RISPSOTA DEL SOTTOSEGRETARIO ALFREDO BERTELLI

In riscontro alla richiesta di elementi informativi in merito all’interrogazione in oggetto, si precisa quanto segue.

 

Occorre innanzitutto rammentare alcuni dettami normativi e principi fondamentali che hanno portato la Regione Emilia Romagna a legiferare in materia.

La libertà religiosa e di esercizio del culto rappresenta un diritto fondamentale della persona riconosciuto e garantito a livello costituzionale (art. 19 della Costituzione).

La legge 23 dicembre 1978 n. 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, stabilisce all’art. 38 che presso le strutture di ricovero del SSN sia assicurata l’assistenza religiosa nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del cittadino e che a tal fine l’Azienda Sanitaria provvede per l’ordinamento del servizio di assistenza religiosa cattolica d’intesa con gli ordinari diocesani competenti per territorio, per gli altri culti d'intesa con  le  rispettive  autorità  religiose  competenti  per territorio.

L’assistenza spirituale ai cattolici degenti in ospedali, case di cura o di assistenza pubbliche è prevista altresì dall’art. 11 dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana del 18 febbraio 1984, accordo reso esecutivo con Legge 25 marzo 1985, n. 121.

In tale contesto la Regione Emilia Romagna, con propria legge n. 12 del 10 aprile 1989, ha istituito e regolato la presenza di un servizio di assistenza religiosa all’interno delle Aziende Sanitarie nel rispetto delle norme concordatarie e statali di cui sopra.

Si ribadisce che la Regione non ha sottoscritto con la Presidenza Episcopale uno schema di intesa per l’assistenza religiosa nelle Aziende Sanitarie ma, in applicazione della normativa regionale, ciascuna Azienda sanitaria stipula una convenzione con la Diocesi competente per territorio, di durata annuale rinnovabile, ed è la stessa Diocesi che invia il personale da dedicare all’assistenza; le mansioni svolte da tali figure sono ben definite nelle convenzioni che regolamentano il rapporto. In altri casi legati alla specificità del territorio, vi sono convenzioni con Congregazioni religiose e la regolamentazione dei rapporti risulta analoga.

Al di là delle particolarità esistenti in base alle specificità del territorio la spesa complessiva regionale per l’assistenza religiosa sulla base dei bilanci presentati dalle Aziende sanitarie è :

al 31.12.2010 è di 2.207.000,00 Euro

al 31.12.2011 è di 2.208.000,00 Euro

al 31.12.2012 è di 2.208.000,00 Euro

Per il 2013 la spesa è stata verificata sulla base del preconsuntivo, e quindi soggetta a variazione, ed è pari a 2.183.000,00 Euro.

 

Per quanto riguarda il personale assunto a tempo indeterminato in base ad una convenzione in Regione vi sono attualmente 5 assistenti religiosi con compiti di assistenza religiosa presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli al 31.12.2012. Si precisa che per queste figure si applica il CCNL per il personale del SSN – area del comparto del 7.4.1999 – Nel caso di svolgimento del servizio in regime di convenzione, nella forma della collaborazione coordinata continuativa, il trattamento economico da corrispondere va rapportato a quello previsto dal CCNL in relazione all’impegno garantito.

Preme tuttavia precisare inoltre che a fronte delle riduzioni della spesa, imposte dalle ultime manovre finanziarie, non vi è stata una riduzione dei posti letto se non marginale e come espressione di azioni locali di riorganizzazione e razionalizzazione dei servizi e delle risorse umane al fine di garantire il rispetto dei LEA e l'utilizzo appropriato delle risorse.

D’altra parte, proprio in vista dell’approvazione del regolamento sul riordino ospedaliero previsto dalla cosiddetta “spending review”, si è avviata la discussione sulla riconduzione dei posti letto ospedalieri alle dimensioni previste a livello nazionale. La nostra regione intende perseguire questo obiettivo dotandosi di una rete di strutture intermedie che risulteranno dalla riconversione di posti letto attualmente ospedalieri in posti letto di ospedali di comunità. Tale riorganizzazione, proposta in base a una riflessione che segmenta gli episodi di ricovero in fasi di degenza differenziate per tipologia di assistenza, non modifica evidentemente la necessità di conforto religioso, ma lo distribuisce su diverse tipologie di assistenza sanitaria. Il riordino ospedaliero costituirà pertanto una occasione di riflessione complessiva su come meglio adeguare tale servizio alle mutate condizioni di assistenza e di bisogno religioso.

 

 

 

27 Gennaio 2014

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