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Disfuzione erettile, qual è la grandezza del fenomeno?

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN AULA (ex art. 114 Reg. int.)

Il Sottoscritto Consigliere regionale

premesso che

 

  • come noto, la disfunzione erettile (DE) consiste nell’incapacità di ottenere o mantenere un’erezione soddisfacente per la durata del rapporto sessuale;
  • se la DE si presenta in episodi isolati non è sintomo di disfunzione sessuale ma può riflettere un disturbo fisico momentaneo o essere collegata ad altri problemi transitori come la tensione, la mancanza di privacy o la scarsa familiarità con un/a nuovo/a partner. Se, invece, il problema è frequente, la DE potrebbe rappresentare, non solo una vera e propria patologia a cui sono consequenziali problematiche di ordine fisico, psicologico e relazionale, ma anche un sintomo della presenza di ulteriori gravi malattie soprattutto di carattere cardiovascolare (ipertensione, infarto, angina e ictus) o metabolico (diabete ed eccesso di grassi nel sangue): di qui, la rilevanza della problematica in esame e la necessità di valorizzare gli interventi di informazione, prevenzione e cura della patologia;
  • le cause della DE possono essere di natura relazionale, psicologica (ad es., stress, depressione, ansia) od organica (ad es., malattie vascolari, neurologiche e psichiatriche, obesità), anche se in molti casi i vari fattori possono combinarsi;
  • la DE, che può manifestarsi a tutte le età, risulta interessare una parte consistente della popolazione italiana: secondo i dati diffusi dalla Società Italiana Andrologia (S.I.A.), gli italiani affetti da disfunzione erettile sono circa 3 milioni, ma solamente in 600 mila ricorrono alle cure e circa il 50 per cento di questi ultimi interrompe le terapie per motivi di imbarazzo e disagio. Tali dati confermano, da un lato che la DE  rappresenta un problema di capillare diffusione e di allarme socio - sanitario, dall’altro le conseguenze che ne possono derivare sotto il profilo del decremento della procreazione a seguito di naturale rapporto sessuale;

 

rilevato che

 

  • il trattamento della DE prevede diverse soluzioni, che dipendono dalle cause del disturbo: in particolare, al fine di orientare l’intervento terapeutico, è necessario distinguere tra cause “modificabili”, generalmente legati a fattori comportamentali, e cause “non modificabili”, determinati da situazioni patologiche;
  • in caso di DE su base psicologica e/o comportamentale e/o relazionale, è necessario intervenire soprattutto attraverso unaterapia psico – sessuologica, da intraprendere eventualmente in coppia;
  • l’approccio psico – sessuologica spesso costituisce il necessario completamento della terapia farmacologica, consistente nella somministrazione orale di farmaci (tra i più noti, Viagra, Cialis, Levitra) che, tramite i propri principi attivi, amplificano la naturalerisposta erettile ai naturali stimoli erogeni; terapia farmacologica che risulta essere la più diffusa per la cura del deficit erettile;
  • nei casi di maggior gravità, specie quando la DE sia determinata da cause cd. “non modificabili”, è possibile anche la terapia chirurgica di rimozione o superamento delle cause che determinano la DE;
  • recentemente l'agenzia nazionale del farmaco  ha riconosciuto inoltre che a basse dosi il farmaco stesso ha una funzione terapeutica in ordine alle principale patologia prostatiche come l'infiammazione cronica e l'ipertrofia;

 

sottolineato che

 

  • la terapia farmacologica rappresenta  l’intervento terapeutico maggiormente diffuso per la cura del deficit erettile patologico (si pensi che in circa dieci anni, solo in Italia, sono state vendute circa 60 milioni di pillole di Viagra);
  • come noto, viste anche le numerose agenzie di stampa sul tema, è  scaduto il brevetto della Pfizer sul citrato di Sildenafil, nome del principio attivo del Viagra: alla scadenza, qualsiasi casa farmaceutica può utilizzare il citato principio attivo per produrre presidi generici di costo inferiore rispetto al noto Viagra (normalmente quando un farmaco perde il brevetto la riduzione del prezzo di mercato è intorno al 40%: ciò significa che dall’attuale costo di circa 50 euro a confezione, il farmaco generico potrà costare circa 30 euro o anche meno soprattutto se si eviterà il cartello tra i produttori volto a tenere alto il prezzo anche del generico);
  • il Prontuario terapeutico regionale (ultima stesura approvata con determina del Responsabile del Servizio Politica del Farmaco n. 7242 del 19 giugno 2013), tra i “Farmaci usati nella disfunzione dell’erezione” e concedibili dal Servizio sanitario annovera proprio ilSildenafil;

 

interroga la Giunta per sapere

 

  • se e di quali dati sia in possesso in ordine alla diffusione della disfunzione erettile nel territorio regionale, anche in relazione alle fasce di età interessate;
  • se a fronte delle problematiche di diverso ordine consequenziali alla disfunzione erettile patologica, dell’allarme sociale e sanitario derivante dai dati epidemiologici di diffusione della DE, dell’utilità della terapia farmacologica, dei costi ormai piuttosto bassi dei farmaci in esame – intenda promuovere una campagna informativa in ordine alla prescrivibilità, da parte del Servizio sanitario regionale, dei presidi sanitari a base di Sildenafil nonché degli altri farmaci funzionali alla cura della disfunzione erettile;
  • se, parallelamente, intenda promuovere una campagna di sensibilizzazione all’uso dei citati presidi, anche al fine di incentivare l’accesso alla cura senza forme di disagio sociale e culturale.

Il Consigliere

Franco Grillini

 

 
RESOCONTO AULA DEL  3 - 7 - 2013
 
 
La parola al consigliere Grillini per illustrare la sua interrogazione. Prego.
 
GRILLINI : Grazie, presidente.
Com’è noto, giovedì scorso è scaduto il brevetto di un medicinale che si chiama Viagra, prodotto dalla Pfizer, che ha avuto sulla popolazione di tutto il mondo un enorme impatto di carattere sia commerciale sia sanitario e psicologico. Si tratta di un medicinale che riguarda la disfunzione erettile. Nel corso degli anni e delle ricerche, però, si è scoperto che incide positivamente anche su una serie di patologie riguardanti l'apparato urogenitale.
Molti colleghi sorrideranno di questa interrogazione, qualcuno l'ha già fatto anche in campo giornalistico. Tuttavia, si tratta di un discorso estremamente serio, perché sotto il profilo psicologico, come tutti sanno, la qualità della vita sessuale delle persone è assai rilevante nella relazione tra le persone stesse. Si pensi che, per esempio, l’ impotentia coeundi è una delle cause di separazione riconosciute dalla Sacra Rota. D’altra parte, l'impossibilità per milioni di persone, ché di questo si tratta, non di qualche caso, di avere una normale vita sessuale crea molta infelicità.
Da questo punto di vista, penso che, soprattutto nel momento in cui scade il brevetto e nel momento in cui i costi dovrebbero scendere radicalmente, perché i prezzi di una confezione da quattro pastiglie di 100 milligrammi di Viagra si aggirano intorno ai 60 euro, sono prezzi assai elevati soprattutto in questo momento di crisi e non alla portata di tutti, la Regione dovrebbe svolgere, innanzitutto, una funzione di calmiere, soprattutto per quanto riguarda il farmaco generico - io ho chiesto informazioni circa i prezzi che ci saranno (il medicinale non è ancora arrivato in farmacia) e quattro compresse da 100 milligrammi costeranno 38 euro, ed è il prezzo più basso praticato da un'azienda che si chiama Doc -, che bisogna evitare politiche di cartello e che la Regione dovrebbe spingere e fare in modo che il prezzo sia molto più basso.
Fatte salve le richieste che sono state fatte nell’interrogazione - adesso sentirò la risposta dell'assessore -, a mio avviso, la Regione dovrebbe essere disponibile ad inserire il medicinale in fascia A anche per altre patologie che non siano quelle già previste, quelle di cui soffrono i traumatizzanti del midollo spinale e ipertensione arteriosa polmonare, perché il medicinale viene usato anche per altre patologie, ovviamente non solo per quelle erettili. Io penso che soprattutto non nei casi più gravi di persone prostatectomizzate, ma anche in casi gravi di carattere psicologico o psichiatrico, il medicinale debba essere prescrivibile in fascia A, proprio perché, essendo diventato generico, i costi si sono abbassati e quindi non sarebbe un grande aggravio per la Regione, mentre significherebbe un grande beneficio per le persone. Grazie.
 
PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Grillini.
La parola all'assessore Lusenti per la risposta.
 
LUSENTI , assessore : Grazie, presidente.
Si conferma la recente scadenza del brevetto del principio attivo Sildenafil Citrato , il capostipite di una nuova classe di farmaci inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 , che vengono utilizzati per il trattamento sintomatico dell'ipertensione arteriosa polmonare e della disfunzione erettile.
Nel mese di giugno del 2013 sono stati introdotti in commercio i primi farmaci generici a base di Sildenafil Citrato. Va ricordato che esistono, sempre in questa famiglia di farmaci, cioè gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, altre due molecole, il vardenafil e il tadalafil, che non hanno ancora completato la vigenza del brevetto, per i quali corrispettivi non esiste ancora il farmaco generico equivalente.
La Giunta della Regione Emilia-Romagna, con delibera n. 2259 del 2005, scelse di porre a carico del Servizio sanitario regionale i farmaci inibitori dellafosfodiesterasi di tipo 5, in questo caso tutte le molecole, per il trattamento della disfunzione erettile nei soggetti con lesioni del midollo residenti nel territorio regionale, perché questi pazienti molto spesso sono di giovane età e perché, per questo tipo di lesioni, esiste un'evidenza scientifica consolidata nella letteratura internazionale dell’efficacia di questi farmaci.
Il Sildenafil Citrato è attualmente inserito nel prontuario terapeutico regionale per il trattamento dell'ipertensione arteriosa polmonare, che è un'indicazione inclusa nei livelli essenziali di assistenza a livello nazionale, e per il trattamento della disfunzione erettile negli assistiti medullolesi , sulla base della succitata delibera.
Per quanto riguarda la diffusione della disfunzione erettile nella nostra Regione e nel territorio nazionale più in generale, che è una delle questioni poste nell’interrogazione dal consigliere Grillini, va ricordato che non esistono dati ufficiali attendibili non essendoci registi di patologia ed essendo i dati disponibili nella letteratura più che altro riferibili non alla popolazione generale, ma a coorti di popolazioni definite per età o per altre patologie concorrenti.
È certo che in letteratura sono presenti evidenze non solidissime che in alcuni casi, soprattutto in casi di pazienti operati per interventi del bacino e delle pelvi (prostata, vescica e retto), esistono evidenze che questi farmaci producono beneficio sintomatico nel deficit erettile prodotto dalla chirurgia.
Pertanto, in presenza di evidenze scientifiche più solide, che si potrebbero anche ricercare con studi ad hoc promossi a livello regionale, non è escluso che si possa anche affidare questi pazienti ad una terapia di supporto, sempre sintomatica e non causale, del deficit erettile secondario a questo tipo di patologie e a questo tipo di interventi.
Infine, in linea più generale, è in corso di predisposizione, quindi non solo per queste categorie di farmaci generici, da parte della Regione una campagna informativa su tutti i farmaci generici, al fine di favorire il ricorso a tali farmaci per l'indicazione registrati e concedibili con onere a carico del Servizio sanitario regionale, equivalenti a quelli di marca in termini di sicurezza ed efficacia, ma naturalmente più economici e meno costosi per il Servizio sanitario regionale.Grazie.
 
PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Lusenti.
La parola al consigliere Grillini per la replica. Ha due minuti, consigliere.
 
GRILLINI: Grazie, presidente.
Mi posso dichiarare soddisfatto. Ovviamente, insisterò perché siano estese in modo preciso alcune situazioni per le quali il farmaco viene inserito in fascia A e quindi gratuitamente.
Voglio ricordare, al di là di quanto si conosce oggi, che il farmaco è stato inserito come strumento di prevenzione, perché si è visto che ha un effetto positivo sull'insieme dell'apparato urogenitale e che, a dosi basse, potrebbe essere molto utile per evitare l'insorgenza di malattie invalidanti. A tal proposito, ricordo ai colleghi che il tumore alla prostata è la seconda causa di morte per la popolazione maschile. Siamo di fronte, quindi, alla necessità - da questo punto di vista, ritengo molto positiva la risposta dell'assessore Lusenti - di una campagna di informazione e prevenzione, che in parte si sta già svolgendo, sulle malattie che riguardano la prostata.
Si tratterà, come diceva l'assessore, di approfondire i temi della ricerca, per fare in modo che le persone, per esempio, non si vergognino di queste patologie. Sappiamo, infatti, che molte persone che hanno questo problema non si rivolgono ai medici e agli specialisti per pudore o per vergogna, e anche da questo punto di vista, le campagne di sensibilizzazione e informazione possono essere di grande utilità. Grazie.

Quali nuove tecnologie all'orizzonte per migliorare il trasporto pubblico locale?

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN AULA (ex art. 114 Reg. int.)

 

Il Sottoscritto Consigliere regionale

 

premesso che

 

  • come preannunciato dai vertici aziendali di Tper (Trasporto Passeggeri Emilia – Romagna) e come riportato da numerose testate giornalistiche anche  (Repubblica.it – Bologna del 06 giugno 2013, Bolognatoday del 19 luglio 2013, Il Resto del Carlino – Ferrara del 20 luglio scorso), risulta in programma un aumento tariffario del trasporto pubblico locale “su gomma”;
  • in particolare, a partire dal prossimo 01 agosto, nel bacino di Bologna, il prospettato rincaro dei biglietti e degli abbonamenti degli autobus cittadini dovrebbe tradursi in un aumento di 10 centesimi del ticket di corsa semplice (da 1,20 a 1,30 euro), l’abbonamento mensile dovrebbe passare da 36 a 38 euro (si consideri che, nel 2010, l’abbonamento costava 24 euro) e ilCitypass (pacchetto da 10 corse) dovrebbe passare da 11 a 12 euro (fonte: Bolognatoday del 19 luglio scorso); unico biglietto che non dovrebbe subire alcuna variazione dovrebbe essere quello che si acquista direttamente in vettura, che dovrebbe continuare a costare 1,50 euro;
  • l’aumento del costo di biglietti e abbonamenti riguarda anche il bacino di Ferrara, ancorché, ad oggi, non sia stata ancora ufficializzata da parte di Tper, Comune e Provincia la data di applicazione delle nuove tariffe maggiorate (risulta in programma per lunedì 22 luglio una riunione operativa tra l’Azienda e gli Enti locali competenti nella cui sede potrebbe essere deciso il dies a quodel nuovo sistema tariffario);
  • congiuntamente a queste misure, risulta che sarebbe intenzione di Tper di incrementare il controllo dei passeggeri in possesso di abbonamento (il 60% degli utenti) con validazione dell’abbonamento ad ogni corsa;

 

sottolineato che

 

  • l’aumento tariffario, in uno con la congiuntura economica, si traduce in un ulteriore detrimento per  i bilanci personali o familiari degli utenti, che - anche per questo motivo, oltre a quello che si dirà appresso – potrebbero essere disincentivati ad utilizzare il servizio pubblico;
  • peraltro, all’aumento dei costi non appare corrispondere un miglioramento dei servizi: al contrario, come riportato dai citati contributi giornalistici, gli utenti lamentano la scarsa pulizia dei mezzi, il sovraffollamento nelle aree di punta, la mancanza di aria condizionata e i finestrini bloccati, il taglio alle corse, la mancanza di controlli adeguati per contrastare i comportamenti dei contravventori e la scarsa efficacia generalpreventiva del sistema sanzionatorio;
  • proprio con riferimento alla qualità dei mezzi e alla loro modernizzazione, la Presidente di Tper ha annunciato “un piano finanziamenti da 123 milioni” da destinarsi, tra l’altro, a “rinnovare il parco mezzi” (fonte: Repubblica.it – Bologna del 06 giugno 2013);
  • oltre all’annunciato rinnovo dei mezzi - che dovrebbe orientarsi alla modernizzazione e all’acquisto dei nuovi modelli di autobus ad alimentazione elettrica di ultima generazione, sostituendo in modo completo quelli attuali (con conseguenti impatti positivi dl punto di vista ecologico, oltre che estetico) - appare auspicabile, se non indispensabile, anche un incremento dell’uso delle tecnologie nelle modalità di pagamento di biglietti e abbonamenti nonché nelle modalità di convalida, che dovrebbe poter avvenire in modo del tutto digitalizzato (senza la necessità di scomodi biglietti o abbonamenti cartacei da dover obliterare ad ogni corsa, ciò che risulta – peraltro – particolarmente difficoltoso negli orari di punta in cui può essere addirittura impossibile raggiungere l’obliteratrice e senza la necessità di validare addirittura gli abbonamenti ad ogni corsa);
  • in tal senso, appare condivisibile – alla stregua di punto di partenza verso la tecnologizzazione del servizio – il progetto (analogo a quello già attivato da Trentino Trasporti e a quello predisposto dalla Regione Piemonte) condiviso in seno all’accordo tra Tper, Azienda Napoletana Mobilità, Start Romagna (società di trasporto pubblico dell’area romagnola), Telecom e il Gruppo SIA (società che opera nel settore dell’ICT anche per i sistemi di pagamento): il progetto è finalizzato a consentire agli utenti di acquistare, tramite un’applicazione dedicata da scaricare sullo smartphone, il contrassegno di viaggio e, semplicemente avvicinando il telefono al validatore, sarà poi possibile “convalidare” il titolo in modo digitalizzato. La sperimentazione dovrebbe partire a settembre 2013 mediante la distribuzione, tra un campione selezionato di viaggiatori, di sim con le quali testare il meccanismo, per una successiva ed eventuale messa a regime a partire dalla seconda metà del 2014;
  • peraltro, ciò che rileva specificamente in tal sede, l’articolo 8 del decreto – legge 18 ottobre 2012, n. 179 (conv. con mod. ad opera della legge 17 dicembre 2012, n. 221), recante “Ulteriori misure per la crescita del Paese” (cd. “decreto sviluppo bis”), prevede che “Al fine di incentivare l’uso  degli  strumenti  elettronici  per migliorare i servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale,  riducendone  i  costi  connessi,  le  aziende  di  trasporto pubblico locale promuovono l’adozione di  sistemi  di  bigliettazione elettronica interoperabili a livello nazionale” (comma 1) e che le aziende di trasporto pubblico e le amministrazioni interessate “consentono  l’utilizzo  della bigliettazione elettronica  attraverso  strumenti  di  pagamento  in mobilità, ancheattraverso l’addebito diretto su credito telefonico e nel rispetto del limite di spesa per ciascun biglietto acquistato, (…)tramite qualsiasi dispositivo di telecomunicazione.Il titolo digitale del biglietto è consegnato sul dispositivo di comunicazione.” (comma 3);

 

interroga la Giunta per sapere

 

  • anche nella sua qualità di azionista pubblico di maggioranza di Tper, se e quali progetti di applicazione delle nuove tecnologie ai sistemi di pagamento e “convalida” di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico locale intenda promuovere.

 

Il Consigliere

Franco Grillini

(Gruppo Misto, LibDem)

Sant'Orsola e Budrio, quale riorganizzazione per i reparti di chirurgia?

INTERPELLANZA (ex artt. 115 e ss. Reg. int.)

 

Il Sottoscritto Consigliere regionale

 

premesso che

 

  • come noto, sulla situazione economico – finanziaria del sistema sanitario regionale incidono in modo particolarmente negativo i tagli “lineari” (così detti in quanto preordinati a ridurre le voci di costo e spesa indipendentemente dai possibili detrimenti cagionati alla qualità dei servizi) operati dai recenti interventi governativi di riduzione, tra l’altro, della spesa sanitaria (in particolare, con il D.L. 06 luglio 2012, n. 95, cd. “decreto spending review”): segnatamente, già nella seduta della Commissione assembleare IV (Politiche per la salute e Politiche sociali) dello scorso 11 dicembre 2012, l’Assessore alle Politiche per la salute anticipava che, a fronte delle citate manovre nazionali, “Allo stato attuale, senza tenere conto di tutte le possibili variabili che potrebbero determinare un ulteriore cambiamento, per il 2013 ci dovrebbe essere una riduzione delle risorse spettanti alla Regione Emilia-Romagna di 260 milioni di Euro” (verbale n. 27/2012);
  • l’art. 15, comma 13, lett. c), del “decreto spending review” prevede “una riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale”: specificamente, il limite massimo imposto dalla normativa nazionale di 3,7 posti letto ogni mille abitanti comporta, per l’Emilia - Romagna che al momento vanta un rapporto di 4,6 posti per mille cittadini, una riduzione totale di circa 3.500 posti letto; proprio al fine di rimodulare la propria dotazione in ottemperanza alla citata normativa, la Regione ha già approvato – con delibera 21 maggio 2013, n. 624 – una programmazione regionale di riordino, rinviando a successivo regolamento (la cui adozione è prevista dal citato art. 15) la definizione degli “standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”;

 

sottolineato che

 

  • nell’ambito del quadro di razionalizzazione sommariamente descritto, e per quanto più specificamente rileva in tal sede, si colloca la prospetta – e, risulta, già programmata – riorganizzazione della struttura ospedaliera di Budrio (Bo), anche in collaborazione o comunque d’intesa con il Policlinico S. Orsola - Malpighi;
  • segnatamente, la rimodulazione della struttura di Budrio dovrebbe prevedere il taglio dei posti letto (approssimativamente, si passerebbe da 99 a 68 unità), una riorganizzazione gestionale e funzionale del reparto di Pronto soccorso e la realizzazione di una “Casa della Salute” per coadiuvare la struttura ospedaliera nell’erogazione dei servizi;
  • inoltre, e ancora più in particolare, nell’ambito della programmata riorganizzazione sarebbe previsto la chiusura del reparto di Chirurgia generale con trasferimento del relativo personale all’Ospedale di Bentivoglio (Bo);
  • specularmente alla chiusura del reparto di Chirurgia generale, risulta che sia programmato l’utilizzo delle relative sale operatorie per delocalizzare presso la struttura di Budrio l’effettuazione degli interventi chirurgici di bassa/media complessità e la Day Surgeryattualmente in carico al Policlinico: ciò, per onor del vero, anche al fine di deflazionare il carico di interventi chirurgici gravanti sul Policlinico stesso, le cui liste di attesa contano oltre 1200 richieste per la chirurgia di media complessità e oltre 500 per la Day Surgery;
  • tuttavia, tale complessa ristrutturazione ed in particolare lo spostamento delle attività chirurgiche “minori” dal Policlinico alla struttura di Budrio potrebbe apparire singolare ove si considerasse che il Sant’Orsola sarebbe dotato delle strutture operatorie sufficienti a gestire anche gli interventi in esame: risulta, infatti, che le sale operatorie dei Reparti di Urologia e Oculistica localizzate presso il Padiglione Palagi dell’Area Malpighi, ancorché ristrutturate di recente (circa due anni fa), sarebbero inutilizzate e ben potrebbero ospitare le operazioni di chirurgia di bassa/media complessità e la Day Surgery, senza necessità di una delocalizzazione presso la struttura di Budrio;
  • peraltro, risulta che il Padiglione Palagi, la cui utilizzazione potrebbe essere valorizzata nei termini anzidetti, sarebbe oggetto di una prossima ristrutturazione finalizzata alla realizzazione di un Casa della Salute e di una RSA, con ulteriore dispendio di risorse pubbliche;
  • in altri e più semplici termini, nonostante la disponibilità di locali attrezzati presso il Policlinico, risulta programmata una delocalizzazione presso la struttura di Budrio degli interventi chirurgici di bassa/media complessità e della Day Surgery: delocalizzazione che, da un lato reca grave disagio agli utenti (e alle loro famiglie) che hanno scelto il Policlinico come struttura di fiducia, dall’altro pone particolari problematiche di sicurezza dei pazienti non essendo presenti a Budrio le strutture necessarie per gestire adeguatamente complicanze intraoperatorie che – come noto – possono insorgere anche durante interventi di bassa complessità;

 

interpella la Giunta per sapere

 

  • se quanto riportato nel presente atto di sindacato ispettivo risponda al vero; in ogni caso, quali siano gli aspetti di ristrutturazione organizzativa e funzionale che interessano la struttura di Budrio e – specularmente – il Policlinico S. Orsola – Malpighi anche in ordine all’attività di chirurgia, nonché le ragioni ad essi sottese specificando se condivise dall’Assessorato competente.

 

Il Consigliere

Franco Grillini

(Gruppo Misto, LibDem)

 

RESOCONTO DELL'AULA del 24/09/2013

4310 - Interpellanza del consigliere Grillini circa gli aspetti di ristrutturazione organizzativa e funzionale riguardanti la struttura ospedaliera di Budrio e del Policlinico S. Orsola-Malpighi, con particolare riferimento alla attività di chirurgia.

 

Risponderà l'assessore Lusenti.

Prego, consigliere Grillini, per illustrare l'interpellanza.

 

GRILLINI: L'oggetto dell'interpellanza è molto chiaro e molto semplice. Siamo di fronte a tre ospedali interessati: la chirurgia di Budrio che verrebbe spostata nei fatti all'ospedale di Bentivoglio e le chirurgie di bassa e media intensità dell'ospedale S. Orsola-Malpigli che verrebbero spostate a Budrio. Non so se, ahinoi, è un gioco delle tre carte, ma prendendo atto della necessità di ridurre i posti letto secondo le nuove normative vigenti, l'oggetto dell'interpellanza è se questo spostamento risulta congruo anche ai fini della qualità della vita o anche delle scelte dei pazienti, che, abituati ad avere a che fare con il S. Orsola-Malpighi, devono trasferirsi a Budrio, ovviamente con tutti i disagi del caso perché è a diverse decine di chilometri da Bologna.

Soprattutto le sale operatorie di Budrio riattrezzate per gli interventi, ahimè, a bassa e media intensità non sarebbero poi organizzate per le eventuali complicanze che purtroppo a volte accadono anche negli interventi di chirurgica di bassa e media intensità.

Lo scopo di questa interpellanza è sapere come si intende affrontare questo tema e se per caso non sarebbe meglio utilizzare sale operatorie non utilizzate già presenti al S. Orsola-Malpighi e utilizzare in altro modo la struttura di Budrio.

 

PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Grillini.

La parola all’assessore Lusenti per la risposta.

 

LUSENTIassessore: Grazie, Presidente. L'azienda ASL di Bologna è impegna nella rivalutazione costante dell'offerta di cura e di assistenza dei propri presidi ospedalieri con una particolare attenzione per il riconoscimento della loro vocazione e delle funzioni svolte all'interno della rete ospedaliera, in maniera da concentrare la casistica a più elevata complessità garantendo maggiore qualità, sicurezza ed efficienza per prestazioni sempre più complesse, oltre che per l'integrazione con i servizi territoriali dell'area metropolitana di Bologna.

In questo contesto si colloca anche la riconfigurazione dell'ospedale di Budrio, in cui l'azienda intende riorganizzare la degenza ordinaria dell'intero ospedale per intensità clinica e complessità assistenziale, attivare la degenza breve, la day surgery ambulatoriale e la casa della salute.

In particolare, la riorganizzazione della degenza ordinaria per intensità di cura e complessità assistenziale si sostituirà all'articolazione per unità operative al fine di concentrare le degenze collocando i pazienti sulla base di bisogni assistenziali omogenei, della gravità clinica della patologia, dei processi e dell'impegno clinico assistenziale necessario, oltre che delle procedure e delle tecnologie richieste per garantire una risposta appropriata e tempestiva sui posti letto ordinari disponibili.

La riorganizzazione della degenza ordinaria ha dimostrato, nei presidi nei quali è già stata realizzata, di concorrere al miglioramento dell'appropriatezza organizzativo-gestionale, di garantire un utilizzo più flessibile dei posti letto, di contribuire ad una maggiore valorizzazione dei professionisti, di consentire il trattamento di un più ampio case mix e la differenziazione della risposta con individuazione del settingassistenziale più adeguato fin dal pronto soccorso e, infine, di favorire la rimodulazione delle risorse in relazione alle necessità assistenziali espresse dal paziente.

I letti di degenza breve attivi dal primo giugno sono destinati ai pazienti con iter diagnostico e assistenziale più complesso, per i quali è disponibile la concentrazione in un breve arco temporale di risorse strumentali e cliniche utili per il loro inquadramento e la loro stabilizzazione senza caratteristiche di intensività clinica e assistenziale. La loro introduzione dovrebbe favorire la riduzione del numero dei ricoveri inappropriati e il passaggio dei pazienti alle cure primarie con migliori indicazioni di follow-up.

Le attività riabilitative saranno rimodulate con mantenimento di tutte le funzioni ambulatoriali e di presa in carico dei pazienti degenti presso la medicina e la lungo degenza in funzione della concentrazione delle attività di degenza riabilitativa presso l'ospedale di S. Giovanni in Persiceto.

Per la lunga degenza è previsto l'ampliamento di quattro posti letto e la programmazione dei ricoveri tramite la centrale metropolitana per le post-acuzie. Questi interventi hanno l'obiettivo di garantire maggiore prossimità della degenza per i pazienti in fase post-acuta.

Per l'oculistica, la ginecologia e l'ortopedia si manterranno le attività di day surgery ambulatoriali; per la cardiologia, la nefrologia, l'urologia, la neurologia e la dermatologia le attività ambulatoriali; per l'ORL si proseguirà l'attività di degenza ordinaria in regime di one day,day surgery ambulatoriale, con rimodulazione del mix di pazienti ricoverati in funzione della complementarità delle attività chirurgiche otorinolaringoiatriche svolte presso l'ospedale Bellaria, a cui verranno indirizzati i pazienti oncologici e ad elevata complessità.

Per quanto riguarda la chirurgia generale e ortopedica è allo studio un piano per lo sviluppo di attività integrate, oltre che con l'istituto ortopedico "Rizzoli", anche con l'azienda ospedaliera universitaria di Bologna. La rimodulazione della complessità dei casi trattati si realizzerà in funzione degli specifici accordi che saranno presi con l'azienda ospedaliera universitaria.

Per quanto riguarda quest'ultima, i blocchi operatori urologico e oculistico del policlinico S. Orsola-Malpighi sono già impegnati tutte le mattine e tutti i pomeriggi. Inoltre presso il blocco urologico del S. Orsola una sola sala è già dedicata alla attività in day surgery di chirurgia ambulatoriale di varie unità operative dell'azienda ospedaliera universitaria.

Il piano prevede che presso l'ospedale di Budrio sia svolta l'attività chirurgica di media complessità di diverse unità operative di chirurgia generale e, in futuro, anche specialistica, andando così ad ampliare l'offerta per i residenti in quel territorio. Le unità operative opereranno, oltre che i pazienti del territorio di riferimento, i pazienti della propria lista, secondo le modalità in uso presso il policlinico. Pertanto non si altererà il rapporto di fiducia né fra pazienti e professionisti, né fra pazienti e struttura. I pazienti operati a Budrio, selezionati in base alla bassa complessità, avranno tempi di attesa decisamente minori rispetto a quelli attuali. La gestione delle eventuali complicanze sarà assicurata dal policlinico S. Orsola.

Si tratta, quindi, di un complesso progetto di riorganizzazione che vede impegnate l'azienda ASL e l'azienda ospedaliera universitaria di Bologna in una meritevole opera di integrazione che ha il fine di garantire ai cittadini un'adeguata assistenza sanitaria in una logica di gradualità delle cure e di prossimità, utilizzando al meglio le risorse disponibili. E, mi permetta, in modo del tutto amichevole, consigliere Grillini, non facendo il gioco delle tre carte, che non facciamo mai quando ci occupiamo di questi problemi.

 

PRESIDENTE (Aimi): Grazie, assessore Lusenti.

Consigliere Grillini, ha sei minuti per la sua replica. Prego.

 

GRILLINI: Assessore, era una battuta – diciamo – amichevole.

Prendo atto delle informazioni assolutamente dettagliate dell'assessore. Lo scopo di questa interpellanza, infatti, era avere informazioni più chiare su questo progetto, che nel momento in cui prende atto della riduzione delle risorse, della necessità di riorganizzare il sistema, di ridurre i posti letto eccetera, mi pare di capire che tenda – almeno la volontà sarebbe questa – a mantenere la qualità dei servizi senza la riduzione dei servizi stessi.

Tuttavia siamo di fronte ad una delocalizzazione, cioè gli interventi a bassa e media intensità vengono trasferiti a Budrio, questo è il punto nel momento in cui Budrio non serve solo la popolazione locale, ma serve anche una popolazione più generale, che, come lei giustamente ha detto, assessore, avrebbe minore tempo di attesa.

I punti, a questo punto, sono tre: primo, una parte di coloro che utilizzavano il S. Orsola-Malpighi devono andare a Budrio con tutto quello che significa anche in termini di disagio; secondo, lei ha citato la valorizzazione professionale dei medici, ma una parte dei medici del S. Orsola verrebbero trasferiti a Budrio da quello che ho capito, quindi sono medici che andrebbero ad operare essenzialmente in situazioni di bassa e media intensità e non in situazioni, diciamo così, come ha detto lei, di valorizzazione; infine c'è la questione delle complicanze, rispetto alle quali, proprio per il trasferimento della chirurgia da Budrio a Bentivoglio, in situazioni anche di complicanze gravi che richiedono un intervento urgente, non ci sarebbe più la struttura adeguata.

Spero che questi dubbi siano chiariti in corso d'opera. Al momento qualche dubbio rimane. Prendiamo atto intanto della chiarezza dell'esposizione del piano e della volontà di mantenere il servizio, soprattutto nell'interesse degli utenti.

 

PRESIDENTE (Aimi): Grazie, consigliere Grillini.

Passiamo all’oggetto seguente:

 

Oneri di urbanizzazione secondaria per chiese, troppi i soldi dati dai comuni

Il Sottoscritto Consigliere regionale

premesso che

 

  • come noto, gli  sono i corrispettivi dovuti al comune territorialmente competente all’atto di rilascio del permesso di costruire, “in relazione agli interventi di ristrutturazione edilizia o agli interventi che comportano nuova edificazione o che determinano un incremento del carico urbanistico (…)” (art. 30, comma 1, L.R. 30 luglio 2013, n. 15, recante “Semplificazione della disciplina edilizia”);
  • segnatamente, i contributi dovuti sub specie di oneri di urbanizzazione sono destinati alla partecipazione alle spese che i comuni stessi sostengono per gli interventi e le opere di urbanizzazione del territorio: ancora più in particolare - ex art. 16, commi 7, 7 bise 8, del D.P.R. 06 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) - si distingue tra oneri di urbanizzazione primaria (per indicare i contributi destinati alla realizzazione di strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato, cavedi multiservizio e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni) e oneri di urbanizzazione secondaria(ossia i contributi per asili nido, scuole materne e dell’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi,impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie);
  • ai sensi del comma 4 del medesimo art. 16, l’ammontare (recte: l’incidenza) degli oneri di urbanizzazione è stabilito con delibera del consiglio comunale, sulla base delle tabelle parametriche definite dalla Regione (con delibera di Giunta);
  • conformemente a quanto previsto dalla citata normativa, la Giunta - con delibera n. 849 del 04 marzo 1998 (Aggiornamento delle indicazioni procedurali per l’applicazione degli oneri di urbanizzazione di cui agli articoli 5 e 10 della legge 28 gennaio 1977, n. 10) – ha approvato le tabelle parametriche di definizione degli oneri di urbanizzazione;

 

sottolineato che

 

  • tra le opere di urbanizzazione secondaria, il citato art. 16, comma 8, annovera “chiese e altri edifici religiosi, a cui sono destinati gli oneri di urbanizzazione secondaria determinati dai singoli comuni – anche in ragione della loro autonomia finanziaria ex artt. 3, comma 4, e 149, comma 2, del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) – sulla base delle parametriche definite dalla Regione;
  • più in particolare, per “chiese e altri edifici per servizi religiosi”, la delibera di Giunta n. 849 del 1998 prevede che “L’incidenza degli oneri urbanizzazione secondaria (U2), salvo diverse percentuali stabilite con deliberazione del Consiglio comunale,” è pari al 7 per cento;

 

considerato che

 

  • diverse associazioni e circoli hanno curato campagne statistico – informative al fine di quantificare, quantomeno in via approssimativa, l’ammontare dei contributi conferiti a “chiese ed altri edifici religiosi” nella forma di oneri di urbanizzazione;
  • a titolo esemplificativo, sono noti i risultati pubblicati dall’Associazione nazionale UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), secondo cui, a livello nazionale, sarebbero destinati all’edilizia di culto circa 94,1 milioni di euro annui sub specie di oneri di urbanizzazione secondaria;
  • per vero, non v’è chi non veda come possa trattarsi di un ammontare particolarmente elevato, fondi pubblici che potrebbero essere destinati a finanziare, e quindi migliorare qualitativamente e quantitativamente, servizi pubblici e sociali lato sensu intesi; ciò, anche a fronte del fatto che l’edilizia di culto e l’istituzione Chiesa godono di altri numerosi finanziamenti ed esenzioni (otto per mille, cinque per mille, esenzioni Imu e Iva, riduzioneIres e Irap, tariffe postali agevolate, riduzione del canone televisivo, oltre che godere di numerosi altri benefici e contributi anche statali);

 

interpella la Giunta per sapere

 

  • a quanto complessivamente ammontino i contributi destinati dai comuni emiliano – romagnoli sub specie di oneri di urbanizzazione secondaria per “chiese ed altri edifici religiosi”, a partire dall’entrata in vigore della citata normativa regionale fino ad oggi (anni 1998 – 2013).

 

Il Consigliere

Franco Grillini

Gruppo Misto – LibDem

HIV, prevenire e contrastare il virus con i fondi del ministero

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN AULA (ex art. 114 Reg. int.)

 

Il Sottoscritto Consigliere regionale 

 

premesso che

 

  • in data 22 novembre 2012, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, è stato stipulato l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla proposta del Ministro della Salute di linee guida per l’utilizzo da parte delle Regioni e Province autonome delle risorse vincolate, ai sensi dell’articolo 1, commi 34 e 34 bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale per l’anno 2012” (di seguito: Accordo);
  • in particolare, l’Accordo prevede l’erogazione alle Regioni di fondi ministeriali  funzionalizzati alla realizzazione di progetti regionali nel settore sanitario e – per quanto specificamente rileva in tal sede – preordinati alla prevenzione e al contrasto alla diffusione dell’HIV (si veda la “Linea progettuale 3: Diagnosi di infezione da HIV”);
  • a titolo esemplificativo, tra le aree prioritarie di intervento sono enucleati: la “caratterizzazione delle nuove infezioni e delle determinanti di accesso al test e alla cura come strumento di pianificazione di azioni volte a favorire un accesso precoce delle persone con HIV”, la “sperimentazione di interventi per l’accesso al test HIV al di fuori di strutture sanitarie”, la “definizione ed attivazione di percorsi per raggiungere gruppi di popolazione a prevalenza più elevata di infezione con interventi attuati direttamente nella comunità”;
  • dall’Allegato B – Tabella 2 dell’Accordo risulta che alla Regione Emilia – Romagna è stata destinata, per la realizzazione degli obiettivi relativi alla linea progettuale“Diagnosi da infezione da HIV”, una somma pari ad euro 1.229.649,00 (di cui 70 per cento erogato a titolo di acconto e il restante 30 per cento stanziato a presentazione e approvazione dei progetti regionali attuativi accompagnati da “una [mera] relazione illustrativa dei risultati raggiunti”);

 

considerato che

 

  • nell’Accordo si precisa che, al fine di ottenere il completo finanziamento (il saldo del 30 per cento), le Regioni “dovranno presentare, entro 60 giorni dalla stipula dell’accordo, al Ministero della salute specifici progetti” finalizzati alla lotta contro la diffusione dell’HIV (cfr. punto 3 della parte “si conviene che”);
  • in attuazione di tale previsione, la Regione ha tempestivamente predisposto e inoltrato i “Progetti per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale – Anno 2012 – Accordo Governo, Regioni e Province autonome del 22 novembre 2012” (delibera di Giunta n. 57 del 21 gennaio 2013);
  • in particolare, la “Linea progettuale n. 15 - Diagnosi di infezione da HIV” del programma regionale prevede molteplici obiettivi qualitativi e quantitativi, tra cui ad esempio: l’analisi dei “determinanti dell’accesso al test e le caratteristiche delle persone positive HIV e late presenters per mettere in atto interventi più mirati”, l’introduzione di “modalità operative nei servizi di tossicodipendenza tali da favorire e sollecitare l’effettuazione del test tra gli utenti”, la promozione e il coordinamento degli interventi di comunicazione per favorire il riscorso al test HIV, la valutazione in ordine alla “fattibilità di un intervento nella comunità per promuovere l’accesso alla diagnosi tempestiva di infezione da HIV attraverso l’uso di test rapidi in contesti non sanitari con la partecipazione del volontariato”;

 

rilevato che

 

  • risulta che la maggior parte delle attività e delle azioni poste in essere in ambito regionale nell’anno 2012 per il perseguimento degli obiettivi cristallizzati nella delibera n. 57 del 2013, sarebbero stati realizzati a costo zero per la Regione da parte del volontariato, dell’associazionismo e della Commissione consultiva tecnico – scientifica per gli interventi di prevenzione e lotta contro l’AIDS (cd. Commissione regionale AIDS);
  • risulta, altresì, che altre iniziative per la prevenzione e la lotta contro l’HIV implicanti una spesa (ad esempio: Gestione del telefono verde regionale, Sostegno HELPAIDS, Progetto formazione – intervento CHECK – POINT abbiano trovato copertura economica mediante l’imputazione dei relativi costi al  capitolo di bilancio regionale n. 51781 recante “Interventi per lo svolgimento di corsi di formazione, aggiornamento professionale ed educazione alla salute, nell’ambito del programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS (art. 1, comma 1, lett. D, L. 5 giugno 1990 n. 135) – Mezzi statali” (delibere di Giunta 05 dicembre 2011, n. 1813 e 10 giugno 2013, n. 768): risulta, quindi, che i costi derivanti dalla realizzazione di tali attività siano già stati economicamente coperti da risorse statali (diverse e ulteriori rispetto a quelle previste dall’Accordo dello scorso novembre);
  • nonostante la maggior parte degli interventi attuati nel 2012 risulti essere stata realizzata senza costi a carico del bilancio regionale e nonostante le altre iniziative a carattere oneroso abbia già trovato copertura mediante l’imputazione ad apposito capitolo del bilancio stesso, risulta che la Regione abbia comunque introitato, ai sensi e per gli effetti dell’Accordo, la citata somma di euro 1.229.649,00;

 

sottolineato che

 

  • a fronte di tali circostanze, appare presumibile desumere che la citata somma di euro 1.229.649,00 sia attualmente nella disponibilità della Regione, al netto delle somme eventualmente utilizzate per finanziare altre attività diverse da quelle previste nell’Accordo stesso;
  • l’art. 1, comma 7, dell’Intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in data 03 dicembre 2009 prevede che “Le risorse di cui all’articolo 1, commi 34 e 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 [tra cui quelle erogate alla Regione ai sensi dell’Accordo dello scorso novembre] non sono da considerarsi contabilmente vincolate, bensì programmabili”;
  • segnatamente, la locuzione “non sono da considerarsi contabilmente vincolate” potrebbe essere interpretata in un duplice significato: o che i fondi non sono più da intendersi vincolati e quindi possono essere spesi per qualsiasi tipo di intervento senza alcun vincolo di destinazione; ovvero – alla luce di un’interpretazione letterale, sistematica e teleologica della norma – che le risorse, pur ontologicamente funzionalizzate al perseguimento degli obiettivi per i quali sono state previste, non sono vincolate all’esercizio in cui sono state stanziate (non sono vincolate “contabilmente”) ma sono “programmabili” e possono quindi essere impegnate anche in esercizi successivi, ad esempio per sostenere la realizzazione di interventi ad attuazione pluriennale;
  • laddove si accolga tale seconda interpretazione, che – per vero – appare maggiormente coerente con la lettera della disposizione e con la voluntas legis, la Regione potrebbe investire i fondi governativi eventualmente residui, introitati ai sensi dell’Accordo dello scorso novembre, anche negli anni successivi al 2012 al fine di realizzare azioni per al prevenzione e la lotta all’HIV;
  • peraltro, qualora si aderisca a tale opzione ermeneutica e la citata somma (o parte di essa) sia ancora nella disponibilità della Regione, appare auspicabile - anche in occasione della celebrazione della “Giornata internazionale della lotta contro l’AIDS” il prossimo 01 dicembre - che il governo regionale annunci un piano pluriennale di iniziative per la prevenzione e il contrasto alla diffusione dell’AIDS;

 

interroga la Giunta per sapere

 

  • qualora quanto riportato nel presente atto di sindacato ispettivo corrisponda al vero, se e quali progetti, azioni o iniziative preordinati alla prevenzione e al contrasto alla diffusione dell’HIV intenda programmare e realizzare anche - ed in particolare - mediante l’utilizzo dei fondi ministeriali residui erogati alla Regione ai sensi del citato Accordo n. 227 del 22 novembre 2012.

 

Il Consigliere

Franco Grillini

(Gruppo Misto – LibDem)

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