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Grillini (Gaynet), Unioni Civili, molta confusione, i clericali vogliono solo orfani, i cattodem vogliono manomettere il testo

Grillini (Gaynet), Unioni Civili, molta confusione, i clericali vogliono solo orfani, i cattodem vogliono manomettere il testo Cirinnà
 
In obbedienza agli ordini del nuovo "eminem" Bagnasco si agitano all'unisono clericali dell'NCD e i cattodem con l'intenzione di manomettere il testo Cirinnà. La Binetti, nota libertaria, parla addirittura di un accordo Renzi-Lupi di cui nessuno sa nulla e di modifiche al testo base già concordate che avremmo il piacere di conoscere. Posto che la suora dell'Opus Dei racconta balle come al solito, non c'è dubbio che l'intervista all'Avvenire del senatore Lepri apre prospettive inquietanti sulla possibilità di una manomissione della Pdl Cirinnà. Il vero problema infatti è proprio l'ala cattolica del Pd che rischia di far saltare la legge in ossequio ai desiderata di Bagnasco e delle sentinelle in piedi che non vogliono nessuna legge sui diritti delle coppie lgbt.
Le sparate contro la "step child adoption" e il consenso che le posizioni più oltranziste stanno trovando tra i cattodem ci prospettano una legge che crea solo orfani anzichè dare un genitore a bambini già nati.

Tuttavia c'è l'argine delle sentenze delle alte corti come la 170/2014 della Consulta che parla esplicitamente di diritti per le coppie omosessuali "omogenei ai diritti dei coniugati" minacciando in caso contrario di intervenire per far rispettare la sentenza.
Tutto il tramestio del clericali che vogliono manomettere il testo Cirinnà è quindi incostituzionale al di la del pannicello caldo della manomissione dell'articolo 1 dove è stata introdotta la dicitura "istituto originario".
Come sanno ormai anche i sassi il movimento lgbt richiede a gran voce l'uguaglianza matrimoniale così come è stata formulata da Obama, Hollande, Cameron. Ma in Italia non abbiamo nessuno a questo livello. Ci si deve accontentare di quello che passa il convento, nel senso letterale del termine.
 
Franco Grillini
Presidente Gaynet Italia

Rasegna stampa sul divieto di Pride sparato da Brignaro neosindaco di Venezia

BELPAESE
La sfida dei gay a Brugnaro

ALESSANDRA LONGO

Che risposta dare al «ducetto lagunare», alias Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, che, in un'intervista a «Repubblica», annuncia che mai si farà un Gay Pride tra le calli da lui amministrate? Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, annuncia le contromisure: «Se Brugnaro il ducetto ci dichiara guerra, guerra sia». Il Pride 2016 si farà dunque a Venezia. Sembrano averlo ormai deciso le associazioni gay. «Siccome Brugnaro pensa di poter vietare la manifestazione praticamente ci obbliga a farla lì», spiega Grillini. E Fabio Marrazzo, portavoce di Gaycenter, ci aggiunge l'esplosivo: «Chiederemo a Elton John (protagonista di una velenosa querelle con il sindaco sui libri gender) di aprire il corteo». Ormai la rotativa è partita, come nel film di Humphrey Bogart. Brugnaro invano cerca di arginare: «Non c'è alcun pensiero o atto mio contro la comunità gay». Dai, scherzava.

la Repubblica ed. Nazionale
sezione: INTERNI data: 27/8/2015 - pag: 15

 

Il Gazzettino Venezia data: 27/8/2015 - pag: 39


(m.f.) Il sindaco Luigi Brugnaro continua ad essere soggetto e oggetto di discussione sullo scivoloso terreno dell'omosessualità definendo sulla stampa nazionale il Gay Pride "una buffonata" e anticipando che non si terrà mai a Venezia, salvo poi precisare su Twitter che "non c'è alcun pensiero o atteggiamento contro la comunità omosessuale". Nel frattempo, però, la comunità lgbt è insorta e ha interpretato il divieto annunciato dal sindaco come un obbligo a farlo proprio nel 2016 a Venezia, che già lo scorso anno ne era stata palcoscenico. Lo hanno già annunciato Fabrizio Marrazzo (portavoce di Gay Center), Franco Grillini (presidente di Gaynet), che lo ha definito un "ducetto". «La sede del Pride - ha tuonato l'Arcigay Veneto - non la decide il sindaco. Brugnaro è un vandalo della democrazia». «Una critica e un invito a smorzare i toni arriva da Andrea Ferrazzi, capogruppo Pd in Consiglio comunale. «Da parte del Sindaco - dice Ferrazzi - in questi mesi abbiamo assistito a molti annunci sul piano del governo della cittá rispetto ai quali non si vedono di certo i risultati. Non vorrei che il linguaggio aggressivo usato dal Sindaco anche su temi che avrebbero bisogno di attenzione e intelligenza fosse una cortina fumogena per nascondere tutto ciò e far parlare d'altro».


CORRIERE DEL VENETO - VERONA
sezione: Verona data: 27/08/2015 - pag: 6

 

Brugnaro mette all'indice il gay pride Rivolta gender: «Tutti a Venezia»


VENEZIA Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, non vuole il Gay Pride e per riflesso pavloviano è proprio lì che si farà il prossimo anno. «Il Pride del 2016 non può che tenersi a Venezia ha annunciato il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo - Brugnaro ne vuole fare il simbolo delle città off limits per i diritti civili? Serve una risposta: tutti a Venezia per un Pride nazionale. Elton John potrebbe aprire il corteo». Alle associazioni non sarebbe mai venuto in mente di organizzare nella città lagunare il Pride nazionale ma due giorni fa il sindaco ha detto: «Il Gay Pride è una buffonata, il massimo del kitsch. Vadano a farlo a Milano». La notizia ha fatto il giro dei siti mondiali, è stata rilanciata da Bbc e Le Figaro e a quel punto non c'è stata scelta. «Siccome vietare una manifestazione praticamente ci obbliga a farla, se non altro per difendere democrazia e libertà, vedremo nei prossimi giorni che stupidaggini dirà il ducetto Brugnaro», è sbottato Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia. «Brugnaro è un vandalo della democrazia - accusa Arcigay Veneto - Il Pride non lo decide il sindaco, è un presidio di libertà e diritti: mai come ora Venezia ne avrebbe bisogno», dicono i rappresentanti Mattia Galdiolo di Padova, Alex Cremonesi di Verona, Mattia Stella di Vicenza e Nicola Pizzamiglio di Arcigay Rovigo. E a sorpresa Brugnaro dice che è tutto ok, che il Gay Pride Venezia 2016 si potrà fare. «E' legittimo ammette - La libertà di manifestazione è garantita dalla Costituzione e io non sono uno che può dare divieti. La libertà è sacrosanta, ripeto. Ma posso dare un'opinione? Secondo me è una buffonata: Venezia non merita la volgarità assoluta dei sederi per aria in mezzo alla strada. Ma un estremismo di certi ambienti contesta anche le opinioni. Ribadisco: nulla contro i gay. Anzi, oggi i miei amici gay e lesbiche si sono presi parole proprio perché sono amici miei». Il Pride Village nella Padova di Massimo Bitonci (Lega) va avanti da due anni senza rilevanti incidenti diplomatici. Il Gay Pride regionale tenuto a giugno a Verona ha riscontrato un Flavio Tosi serafico. E poi le annuali e rituali sfilate del Pride nella Vicenza del moderato Pd Achille Variati. Tutto ciò racconta di un Veneto che festeggia e accoglie quando c'è l'occasione di farlo senza perdere un grammo delle proprie convinzioni. Venezia ricorda lo sfolgorante Pride del 1997 (era sindaco Cacciari) e l'edizione dello scorso anno in una città choccata dall'arresto dell'allora sindaco Giorgio Orsoni. Dopo le ultime elezioni, la città si è ritrovata in una narrazione fatta di polemiche internazionali e risposte a viso aperto del sindaco su Twitter ai rilievi di personalità come Celentano e Muccino (sulle grandi navi e la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin sospesa) o Elton John (sui libri anti discriminazione). «Se Brugnaro ci dichiara guerra, guerra sia annuncia Franco Grillini - C'è però da chiedersi se Venezia ha bisogno di inutili conflitti e non di serie politiche di salvaguardia e di rilancio». Un tema che riprende anche il Pd, fino a ieri silente sui temi gay e dell'omogenitorialità. «Il sindaco ha fatto molti annunci sul governo ma non si vedono i risultati dice capogruppo in Comune Andrea Ferrazzi, area Renzi - Non vorrei che il linguaggio aggressivo fosse una cortina fumogena per nascondere tutto ciò e far parlare d'altro».


CORRIERE DEL VENETO - VENEZIA
sezione: Venezia Mestre data: 27/08/2015 - pag: 6

 

Ora Brugnaro mette all'indice il gay pride Rivolta gender: «Allora tutti a Venezia»


VENEZIA Il sindaco Luigi Brugnaro di Venezia non vuole il Gay Pride e per riflesso pavloviano allora è proprio lì che si farà il prossimo anno. Magari con sir Elton John ad aprire il corteo. «Il Pride del 2016 non può che tenersi a Venezia ha annunciato il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo - Brugnaro ne vuole fare il simbolo dei città off limits per i diritti civili Lgbt? Serve una risposta: tutti a Venezia per un Pride nazionale. Elton John potrebbe aprire il corteo». Alle associazioni non sarebbe mai venuto in mente di organizzare nella città lagunare il Pride nazionale ma martedì al quotidiano la Repubblica il sindaco ha detto: «Il Gay Pride è una buffonata, il massimo del kitsch. Vadano a farla a Milano». La notizia ha fatto il giro dei siti mondiali, è stata rilanciata da Bbc e Le Figaro e a quel punto non c'è stata scelta: «Siccome vietare una manifestazione praticamente ci obbliga a farla, se non altro per difendere democrazia e libertà, vedremo nei prossimi giorni che stupidaggini dirà il ducetto Brugnaro», è sbottato Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia. «Brugnaro è un vandalo della democrazia- accusa Arcigay Veneto - Il Pride non lo decide il sindaco, è un presidio di libertà e diritti: mai come ora Venezia ne avrebbe bisogno», dicono i rappresentanti Mattia Galdiolo di Padova, Alex Cremonesi di Verona, Mattia Stella di Vicenza e Nicola Pizzamiglio di Arcigay Rovigo.E a sorpresa Brugnaro dice che è tutto ok, che il Gay Pride Venezia 2016 si potrà fare. «E' legittimo ammette - La libertà di manifestazione è garantita dalla Costituzione e io non sono uno che può dare divieti. La libertà è sacrosanta spiega- Ma posso dare un'opinione? Secondo me è una buffonata, una manifestazione kitsch: Venezia non merita la volgarità assoluta dei sederi per aria in mezzo alla strada. Ma un estremismo di certi ambienti contesta anche le opinioni. Ribadisco: non ho nulla contro i gay. Anzi, oggi i miei amici gay e lesbiche si sono presi parole perché sono amici miei». Il Pride Village nella Padova di Massimo Bitonci (Lega) va avanti da due anni senza rilevanti incidenti diplomatici; il Gay Pride regionale tenuto a giugno a Verona ha trovato un serafico Flavio Tosi: è stata coreografica, civile e senza provocazioni, la più imponente a Verona degli ultimi otto anni. Le annuali e rituali sfilate del Pride nella Vicenza del moderato Pd Achille Variati. Tutto ciò racconta di un Veneto che festeggia e accoglie quando c'è l'occasione di farlo senza perdere un grammo delle proprie convinzioni. Venezia ricorda lo sfolgorante Pride del 1997 (era sindaco Cacciari) e l'edizione dello scorso anno in una città choccata dall'arresto dell'allora sindaco Giorgio Orsoni. Fu poco coreografica, molto composta, limitatamente partecipata. Venezia ha sempre portato alta la fiaccola dell'accoglienza ma da giugno 2014 e per tutta la campagna elettorale si è preoccupata solo del bilancio e dello sforamento del patto di stabilità. Il pericolo di sforamento c'è anche quest'anno perché all'appello mancano 62 milioni ma dopo le elezioni la città si è ritrovata in una narrazione diversa, fatta di polemiche internazionali e risposte a viso aperto del sindaco su Twitter ai rilievi di personalità come Celentano e Muccino (sulle grandi navi e la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin sospesa) o Elton John (sui libri anti discriminazione). «Se Brugnaro ci dichiara guerra, guerra sia annuncia Franco Grillini - C'è però da chiedersi se Venezia ha bisogno di inutili conflitti e non di serie politiche di salvaguardia e di rilancio». Un tema che riprende anche il Pd, stordito dalla sconfitta dopo vent'anni di governo e fino a ieri silente sui temi gay e dell'omogenitorialità. «Il sindaco ha fatto molti annunci sul governo ma non si vedono i risultati dice capogruppo in Comune Andrea Ferrazzi, area Renzi - Non vorrei che il linguaggio aggressivo fosse una cortina fumogena per nascondere tutto ciò e far parlare d'altro. Sul tema del Gender la posizione urlata del Sindaco alimenta le posizione estreme opposte favorendo una strumentalizzazione politica su questioni che invece vanno affrontate con rispetto, pacatezza e competenza». «Brugnaro ogni giorno la spara per conquistarsi una notorietà nazionale riassume asciutto il deputato Michele Mognato, area Cuperlo - . Anche per lui la campagna elettorale è finita: se vuole essere trasversale, come fa a non volere un città plurale?». La vicenda va a braccetto con la messa al bando da asili e materne di alcuni dei libri anti-discriminazione acquistati dalla passata amministrazione che è costato a Brugnato il rimbrotto via Instagram di Elton John: «Bigotto e bifolco». Monica Zicchiero


Il Giornale

 

Il Giornale


Il sindaco «bigotto e bifolco», parole e musica di Elton John, ha idee precise su come difendere e rilanciare Venezia. Sì alle grandi navi che «creano posti di lavoro» e no ai gay pride che «sono una buffonata, il massimo del kitsch». Luigi Brugnaro entra come un elefante nella cristalleria del politically correct e manda in frantumi, con divertito coraggio, ogni convenzione per trovare un vestito adatto da ritagliare addosso a una città che, parole sue, è rimasta in mutande. I veneziani lo hanno votato anche per questo e lui va avanti dritto per la sua strada, anche a costo di combattere una guerra contro l'establishment associativo dei gay. E in mutande l'anno prossimo potrebbe esserci lo stesso Elton John, chiamato a guidare il gay pride della vendetta.Tutto comincia dal no secco del sindaco ai libri gender nelle scuole, quella che ha suscitato le ire dell'autore di Rocket man. Gli intellettuali, categoria non presa in grande considerazione dal sindaco, prendono cappello e lui se ne frega allegramente. Anzi, rincara la dose: «Mai più un gay pride a Venezia, che se lo vadano a fare a Milano». Molti dei veneziani che lo hanno preferito al «progressista» Casson alle ultime elezioni, memori dei precedenti lagunari di manifestazioni del genere, si schierano al suo fianco. Ma le associazioni gay interpretano queste uscite come una dichiarazione di guerra. E guerra sia: «Il gay pride del 2016 - tuona Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center - non può che tenersi a Venezia. Brugnaro ne vuole fare il simbolo di città off limits per i diritti civili lgbt e serve una risposta. Non si può accettare una così evidente discriminazione, tutti a Venezia per un pride nazionale che affermi visibilità e diritti». Ad aprire le ostilità, è l'auspicio organizzativo di Marrazzo, potrebbe essere proprio Elton John, invitato ad aprire il corteo nella città del sindaco sbertucciato dal cantante.Vuoi mettere i tempi di Massimo Cacciari? Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, rimpiange i tempi in cui, in materia di diritti per la categoria, si stava peggio. E, rivolgendosi al «ducetto Brugnaro», rammenta con nostalgico orgoglio si essere stato organizzatore del gay pride veneziano del 1997. «Fu una magnifica iniziativa con un enorme successo di partecipazione e mediatico - ricorda -. Ma allora c'era un sindaco amato e stimato da tutti e cioè Cacciari che collaborò, ci ricevette a Ca' Farsetti e ci diede tutta la collaborazione possibile per l'organizzazione, i permessi e le iniziative pubbliche di dibattito e di confronto». A Brugnaro basta pensare alle esibizioni del gay pride di Venezia dell'anno scorso per ribadire con forza il concetto mai più a Venezia. L'Arcigay del Veneto dipinge il sindaco come «un vandalo della democrazia» e rigira la frittata: «Non è certo il gay pride dello scorso anno ad aver messo in imbarazzo Venezia, semmai è la volgarità del sindaco Brugnaro a far vergognare la città di fronte a tutto il mondo».Il sindaco tira dritto e ritwitta immagini poco edificanti di esibizionisti omosessuali in pose oscene, quasi a chiedere ai concittadini: volete questa pagliacciata per le calli? Lui è convinto che i veneziani e anche i suoi amici gay («Ne ho diversi e non ho nulla contro di loro») appoggerebbero le sue decisioni così lontane dal mondo degli intellettuali globali («Però Paolo Mieli a Cortina mi ha difeso e lo ringrazio pubblicamente») ma così vicine al mondo, magari confinato in laguna, del popolino locale. Che è rimasto in mutande per motivi economici e non per scelta ideologica.
 
 
 
Il Giornale.it

 

 

Le sigle gay contro Brugnaro: "Ducetto e cazzaro"

Francesco Curridori - Mer, 26/08/2015 - 17:31
 
 
Il presidente di Gaynet Italia attacca il sindaco di Venezia e annuncia che presto organizzerà un Gay Pride nel capoluogo lagunare, commenta
"Il ducetto lagunare ne spara un'altra delle sue, il Pride a Venezia non s'ha da fare. Peccato che in Italia ci sia la Costituzione e che la libertà di manifestare sia garantita dall'art.

http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/large/public/foto/2015/08/26/1440602734-franco-grillini.jpg
17". Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, replica così a Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia che, dalle pagine di Repubblica, aveva bollato come "una buffonata" l'idea di svolgere un gaypride nel capoluogo lagunare.

"Siccome vietare una manifestazione praticamente ci obbliga a farla - annuncia Grillini - se non altro per difendere democrazia e libertà in Italia come a Venezia, vedremo nei prossimi giorni che stupidaggini dirà il ducetto Brugnaro". Il presidente di Gaynet Italia ricorda, quindi, il gaypride veneziano del 1997 con Massimo Cacciari sindaco e perciò "ritornare a Venezia con il Pride sarà quindi una ritrovarsi in un luogo fondamentale per la storia lgbt". "Infine il nostro ducetto - attacca ancora Grillini - se la prende ancora con il cantante Elton Jhon affermando che 'La famiglia con due donne e il bambinetto è innaturale'. Qui di innaturale c'è solo il cazzaro veneziano che elettori ignari hanno messo lì per 5 anni". "Infine - conclude l'ex parlamentare - Brugnaro ci faccia un favore: la smetta di dire che non è omofobo e che ha amici gay, ormai questa affermazione è il marchio di fabbrica di tutti gli omofobi che si vergognano di essere tali. Se Brugnaro ci dichiara guerra e guerra sia. C'è però da chiedersi se Venezia ha bisogno di inutili conflitti e non di serie politiche di salvaguardia e di rilancio".

La Nuova Venezia.it

 

"Brugnaro ci banna? Pride 2016 a Venezia"
Le organizzazioni per i diritti civili si stanno mobilitando in risposta all'ultima uscita del sindaco che annunciava il divieto alla manifestazione senza che nessuno l'avesse proposta. "Una discriminazione di genere al diritto costituzionale dei cittadini. Ora dovremo per forza farlo in laguna. Elton John apra il corteo"

VENEZIA. Le dichiarazioni troppo "autoritarie", si sa, delle volte sono controproducenti. Se poi l'argomento è una città che dell'autocontrollo e della diplomazia ha da sempre fatto un'arte sin dai tempi della Serenissima, come Venezia, le prese di posizione troppo dure rischiano di trasformarsi in un clamoroso "boomerang".
Così è anche questa volta dopo la sovraesposizione mediatica scelta dal sindaco Luigi Brugnaro, che, parlando di turismo e grandi navi, ha assicurato che "con me non ci sarà nessun gay Pride a Venezia".
Nessuno pensava di farlo, ma una sfida del genere è stata ovviamente raccolta dalle organizzazioni dei diritti civili, da quelle contro l'omofobia e dai centri di attivismo gay.
Subito quindi la risposta è arrivata ed è stata formalizzata: "Il gay Pride 2016 si faccia a Venezia".
Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, in una nota lancia lancia la proposta che "il gay Pride 2016 si svolga proprio in laguna dopo che il sindaco Luigi Brugnaro ha dichiarato che non autorizzerà mai un Pride nel capoluogo lagunare".
«Il Pride del 2016 - rileva Marrazzo - non può che tenersi a Venezia. Brugnaro ne vuole fare il simbolo dei città off limits per i diritti civili costituzionali lgbt e di ogni cittadino. Serve una risposta. Non si può accettare una così evidente discriminazione. Tutti a Venezia per un Pride nazionale che affermi visibilità e diritti».
E sulla questione "gender" Marrazzo cala il carico da trenta: «Elton John potrebbe aprire il corteo».
«Non è certo il Pride dello scorso anno ad aver messo in imbarazzo Venezia, ma semmai è la volgarità del sindaco Brugnaro a far vergognare la città di fronte a tutto il mondo»: a dirlo, in una nota, esponenti di associazioni dell'Arcigay veneto, indicando che la sede del Pride non la decide il primo cittadino. «Arcigay e le associazioni Lgbt del Veneto - è detto ancora - non si faranno certo intimidire, e la città di Venezia non si farà intimidire: il Pride è il presidio dei diritti costituzionali e della libertà civile di tutti». «Brugnaro - rilevano i firmatari della nota - è un vandalo della democrazia che mostra di non conoscere e di non rispettare Venezia e di non interessarsi ai problemi reali della città che non sono certo la presenza del Pride in città. Nel 2014 Venezia ha già ospitato un Pride, per mesi le tematiche Lgbt sono state al centro del dibattito cittadino e sono state organizzate decine di eventi pubblici che la città ha vissuto con gioia e partecipazione. Forse il Pride ha più cittadinanza a Venezia che altrove, l'unica cosa di cui la città non può essere orgogliosa è il suo sindaco, Brugnaro se ne faccia una ragione».
«Il "ducetto" lagunare ne spara un'altra delle sue, il Pride a Venezia non s'ha da fare. Peccato che in Italia ci sia la Costituzione e che la libertà di manifestare sia garantita dall'art. 17»: è il commento di Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia. «Siccome vietare una manifestazione praticamente ci obbliga a farla, se non altro per difendere democrazia e libertà - dice l'esponente storico della comunità lgbt - vedremo nei prossimi giorni che stupidaggini dirà il ducetto Brugnaro». Grillini ricorda di essere stato tra gli organizzatori del pride a Venezia del 1997: «Fu una magnifica iniziativa con un enorme successo di partecipazione e mediatico. Ma allora c'era un sindaco amato e stimato da tutti e cioè Cacciari che collaborò, ci ricevette a Cà Farsetti e ci diede tutta la collaborazione possibile per l'organizzazione, i permessi e le iniziative pubbliche di dibattito e di confronto. Ritornare a Venezia con il Pride sarà quindi un ritrovarsi in un luogo fondamentale per la storia lgbt». «Infine Brugnaro ci faccia un favore: la smetta di dire che non è omofobo e che ha amici gay, ormai questa affermazione è il
marchio di fabbrica di tutti gli omofobi che si vergognano di essere tali. Se Brugnaro ci dichiara guerra, guerra sia. C'è però da chiedersi se Venezia ha bisogno di inutili conflitti e non di serie politiche di salvaguardia e di rilancio», conclude Grillini.

 

 

 

Grillini (Gaynet), Venezia proibisce il Pride? Il ducetto lagunare ne spara un'altra, ma non può sospendere la democrazia, la Costituzione garantisce la libertà

Grillini (Gaynet), Venezia proibisce il Pride? Il ducetto lagunare ne spara un'altra, ma non può sospendere la democrazia, la Costituzione garantisce la libertà di manifestazione
 
Il ducetto lagunare ne spara un'altra delle sue, il Pride a Venezia non s'ha da fare. Peccato che in Italia ci sia la Costituzione e che la libertà di manifestare sia garantita dall'art. 17 che recita: "Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica."
Siccome vietare una manifestazione praticamente ci obbliga a farla se non altro per difendere democrazia e libertà in Italia come a Venezia, vedremo nei prossimi giorni che stupidaggini dirà il ducetto Brugnaro.

Chi scrive ha organizzato assieme all'allora Arcigay Veneziana con il compianto presidente Beppe Tasca nel 1997. Fu una magnifica iniziativa con un enorme successo di partecipazione e di successo mediatico (finì nei titoli di testa di tutti i TG). Ma allora c'era un sindaco amato e stimato da tutti e cioè Cacciari che collaborò, ci ricevette a Ca Farsetti e ci diede tutta la collaborazione possibile per l'organizzazione, i permessi e le inziative pubbliche di dibattito e di confronto. In quell'occasione venne consegnato il pegaso d'oro alle giornaliste Natalia Aspesi e Laura Delli Colli. Un'altra bella iniziativa fu la visita guidata dallo storico Giovanni Dall'Orto sui luoghi gay di Venezia che sono un'infinità a partire dal palazzo Ducale dove si eseguivano le condanne a morte per Sodomia.

Ritornare  a Venezia con il Pride sarà quindi una ritrovarsi in un luogo fondamentale per la storia lgbt.
Infine il nostro ducetto se la prende ancora con il cantante Elton Jhon affermando che "La famiglia con due donne e il bambinetto e' innaturale". Qui di innaturale c'è solo il cazzaro veneziano che elettori ignari hanno messo lì per 5 anni.

Infine Brugnaro ci faccia un favore:  la smetta di dire che non è omofobo e che ha amici gay, ormai questa affermazione è il marchio di fabbrica di tutti gli omofobi che si vergognano di essere tali. Se Brugnaro ci dichiara guerra e guerra sia. C'è però da chiedersi se Venezia ha bisogno di inutili conflitti e non di serie politiche di salvaguardia e di rilancio.
 
Franco Grillini
Presidente Gaynet Italia
 

5 anni di impegno in regione

Gestire la comunicazione di Franco Grillini verso gli organi d'informazione e di tutto il corpo elettorale è, al tempo stesso, pratica molto impegnativa, esaltante ma anche estremamente "facile".

Impegnativa perché, alla pari della mole di documenti prodotti con la sua azione politica, il flusso di comunicazione è parimenti estremamente corposo. Svariati colleghi in assemblea legislativa si riferiscono a Franco chiamandolo "il grillo parlante".
La cosa ha senz'altro numerosi elementi di verità ma omette di dire che la comunicazione di Franco Grillini non è mai banale o, peggio ancora, falsa o strumentale.

Grillini interviene su molteplici argomenti perché i suoi interessi e le sue passioni sono realmente molteplici. E questo aspetto non è certo una colpa, bensì rappresenta un enorme pregio.

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