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Franco grillini

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Eutanasia, intervista di Repubblica Bologna a Franco Grillini

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Intervista a Franco Grillini "Andrò in Svizzera i miei lo sanno già Ma l'Italia si muova a fare la legge"

 

ELEONORA CAPELLI

«Per quanto mi riguarda non ho dubbi. Se la mia malattia peggiorerà al punto di non consentirmi una vita dignitosa, se non sarò più in grado di permettermi l'assistenza di cui ho bisogno, andrò in Svizzera a chiudere in bellezza. Ho già avvisato i miei familiari. E penso che lo Stato dovrebbe fare un passo indietro. Perché, francamente, che la mia morte sia decisa dai partiti del parlamento mi sembra un'assurdità. Anche se so che una legge ci vuole». Franco Grillini non smette mai di lottare. Il presidente onorario di Arcigay, dopo una vita passata in politica, vuole tornare a Montecitorio. Per riproporre oggi, dopo la sentenza della Consulta sul caso Cappato, la sua legge sull'eutanasia.

Grillini, lei pensa che oggi il parlamento sia in grado di trovare una maggioranza su un tema così delicato come il fine vita?

«E chi lo sa, magari ci può riservare delle sorprese, come dice un proverbio inglese: "Il sapore del budino lo conosci solo assaggiandolo". Io però sono convinto che su questo tema ci sia un consenso di massa nella società e che ci sia una discrepanza netta tra opinione pubblica e parlamento. La più radicale che io abbia mai riscontrato».

Davvero crede che ci sia un largo consenso sull'eutanasia?

«Sì, ci sono anche dei sondaggi, ma a parte i numeri basta rispondere a una semplice domanda: chi non ha mai assistito a un'agonia? Io ne ho viste tante, compresa quella della mia mamma. Mi bastano».

La strada di una legge sul tema pare tutta in salita. E' una difficoltà con cui si è scontrato anche lei?

«Non parliamone neppure, quando ho presentato alla Camera una proposta di legge per la disciplina dell'eutanasia e del testamento biologico, dodici anni fa, ho trovato tre soli deputati disposti a firmarla. Tutti gli altri mi rispondevano: guarda, piuttosto ti firmo i matrimoni gay. Era un tema intoccabile, un tabù, come sventolare l'aglio davanti ai vampiri».

Quella proposta di legge oggi rimane attuale?

«Assolutamente sì, è la trasposizione al sistema italiano della legge belga, applicata ogni anno in circa 1.500 casi. Non ci sarebbero i suicidi di massa, solo una scelta di civiltà. La libertà di scelta. Adesso che ci penso, in Transatlantico ci sono dei tavolinetti e io potrei tornare a sedermi lì. Chiacchierando, come facevo all'epoca per cercare firmatari, potrei trovare oggi qualcuno che la presenti.

L'importante è che qualcuno lo faccia».

Perché secondo lei è urgente, al di là del tempo di un anno che la Consulta ha dato al parlamento per legiferare, prima di esprimersi sul caso di Marco Cappato che ha accompagnato Dj Fabo in Svizzera?

«Il problema oggi è che la tecnica e la medicina prolungano la vita delle persone. Io stesso sarei già morto se non avessi adottato un farmaco sperimentale che ha funzionato. Ma parallelamente non c'è risposta alle esigenze economiche o esistenziali delle persone che si trovano in situazioni difficilissime a causa della loro malattia. È ovvio che in un momento in cui la tecnica è così evoluta da prolungare la vita per molti anni, bisogna introdurre la volontà della persona, il suo diritto a morire con dignità.

Restituire alle persone l'ultima parola sulla loro esistenza è un banale elemento di civiltà. Ci sono situazioni in cui rimanere vivi risulta insopportabile».

In questo contesto, perché lei fa riferimento alle condizioni economiche?

«Perché in Italia, se hai bisogno di un'assistenza continua, una badante, per capirsi, te la devi pagare. E non tutti ne hanno i mezzi. Una malattia grave prolungata nel tempo può essere la rovina economica di un'intera famiglia. E questo lo sanno tutti, per esperienza, è una condizione di massa. Invece che sprecare soldi della finanziaria in pratiche assistenzialistiche, bisognerebbe pensare a questa emergenza in un paese che invecchia. Per salvaguardare la vita umana, devi pagare la badante a chi non ne può fare a meno. Non impedire la morte di chi non ce la fa più. È la nostra longevità a interrogarci su questo. Tutti quanti».

Lei però non ha mai dato l'impressione di volersi arrendere. All'ultimo gay pride ha partecipato seduto in risciò, pur di essere alla sfilata. Ai dibattiti politici non è raro vederla in prima fila, anche se con mille sforzi. Come spiega la richiesta di poter morire in pace?

«Io ricordo un vecchio slogan: non bisogna dare più anni alla vita, ma più vita agli anni. Ecco, in tutta sincerità io non disdegno che sia dato qualche anno di più alla mia vita. Ma non credo che arriverò a compierne 85. Ogni essere umano deve poter decidere come concludere con dignità la propria esistenza. Oggi c'è solo ipocrisia».

Perché?

«Perché la spina già si stacca in numerose situazioni, magari con un'iniezione di morfina. È una pratica clandestina, fatta nell'accordo di medici e parenti.

Ma che male c'è a risparmiare a una persona magari un anno di agonia? Non possiamo sfuggire a questa domanda».

 La politica e i diritti Dall'alto: Franco Grillini accompagnato a una recente manifestazione; in una foto d'archivio durante un volantinaggio; a un Gay Pride

Repubblica ed. Bologna

 

CRONACA data: 26/10/2018 - pag: 1

 

intervista del Corriere della Sera a Franco Grillini

Di seguito l'itervista di Elena Tebano, inviata a Bologna del Corriere della Sera

Franco Grillini: «Prima i diritti, ora il tumore: io lotto. E sono più rivoluzionario di Marx»
L’ex deputato, presidente onorario di Arcigay: «Quando abbiamo cambiato di notte la stepchild adoption». Ora la malattia: per curarmi dal mieloma ho preso un medicinale sperimentale, con la dicitura «per motivi compassionevoli»

Quando apre la porta del suo appartamento nel centro di Bologna, tre stanze ingombre di oggetti e ricordi nello stesso palazzo in cui abita da quarant’anni, Franco Grillini, 62 anni, bolognese, presidente onorario di Arcigay, direttore di Gaynews.it, ex deputato (con i Ds nel 2001 e l’Ulivo nel 2006) e memoria storica del movimento lgbt in Italia, ha il passo incerto e il volto smagrito dalla malattia. «Mieloma multiplo, un tumore che colpisce il midollo osseo, lo sorvegliavo dal 2007 — spiega —. Nel 2016 ho iniziato le cure che però mi hanno stroncato. Ho dovuto prendere un medicinale sperimentale, con una dicitura del Comitato etico dell’ospedale che mi autorizzava “per motivi compassionevoli”. Della serie: gli diamo questo che più male di così non può fargli».

Adesso come sta?
«È stata una guerra totale: mesi e mesi di chemio in cui ero più di là che di qua. Ma mi sono detto: non è tempo di morire. Ho reagito con le unghie e con i denti, ho fatto le cure esattamente come dicevano i medici e per ora ci siamo salvati. Anche se con molti acciacchi e una malattia cronica: sono un uomo che ha bisogno di assistenza. Ma non ho intenzione di nascondermi: ho vissuto tutta l’epoca dell’Aids, quando la malattia era ritenuta una colpa, qualcosa di cui vergognarti, e mi sono detto: io del mieloma parlo ai quattro venti. E mi faccio vedere: mi piazzo sulla carrozzina e mi faccio spingere».

Siamo in campagna elettorale, non le manca?
«Non sono più di nessun partito. Ho dato 23 anni della mia vita alle istituzioni, mi sembrano abbastanza. Mi avevano proposto delle candidature, ma gli ho detto: come la faccio la campagna elettorale, in barella?».

Quando ha iniziato a far politica?
«Alle superiori, con il Pdup nell’estrema sinistra, grazie alla mia professoressa di italiano. Venivo da una famiglia poverissima: padre manovale, madre operaia, in casa parlavamo solo dialetto bolognese. Nei primi mesi di elementari ho dovuto imparare una lingua straniera che era l’italiano. Nel libretto di terza media mi scrissero: si sconsiglia vivamente la prosecuzione degli studi. Fu la professoressa delle superiori, con cui siamo rimasti amici e tuttora ci frequentiamo, a farmi appassionare allo studio e ai classici del marxismo».

Quali?
«Ce li avevo tutti: dal Che fare? di Lenin al Manifesto del Partito Comunista, all’Ideologia tedesca di Karl Marx. E poi Il Capitale e i Grundrisse. Eravamo un gruppo di intellettualini, volevamo mettere le braghe al mondo. Ma almeno noi studiavamo, a differenza di quello che succede oggi».

È ancora marxista?
«Oggi mi definisco un liberale di sinistra. Peraltro Marx ed Engels erano un po’ omofobi. C’è una lettera in cui Engels scrive a Marx commentando i primi movimenti lgbt in Germania e dice: se questi vincono dovremo andare in giro con le mutande di latta...».

Lei come è arrivato all’attivismo gay?
«È stato il mio modo per accettare la mia omosessualità».

È stato difficile?
«Molto. Avevo 6 anni quando mio padre, per prevenire certe “deviazioni”, mi accompagnò al mercato di Bologna a vedere un banchetto gestito da due donne trans . Mi disse in dialetto: “Guarda mo’ du’ buson”. Senza ovviamente sapere la differenza tra identità di genere e orientamento sessuale. Mi sembrò una scena da zoo, mi lasciò atterrito: per anni ho interiorizzato quel divieto. Ma quando quello che sentivo è diventato così forte che faticavo a gestirlo, ho deciso che potevo trasformarlo in una cosa politica. Ero già responsabile nazionale degli studenti medi del Pdup, segretario organizzativo della federazione di Bologna, era il mio modo».

Si presentò al Cassero, che poi sarebbe diventato la sede di Arcigay...
«Mi accolsero dicendo: ce ne hai messo di tempo a capirlo! Noi lo sapevamo già!».

E poi?
«Mancavano 20 giorni alla festa di inaugurazione, per la prima volta in Italia un Comune dava uno spazio pubblico a un’associazione gay. C’era da organizzare tutto. Mi dissero: il volantino scrivilo tu, che sei del mestiere. Ci misi 5 minuti, trovai anche lo slogan: “Dalla clandestinità alla liberazione. Verso un nuovo alfabeto dell’amore”. I problemi ci furono con la foto».

Che problemi?
«Avevo scelto quella di due ragazzi abbracciati. Fino ad allora l’idea nel movimento gay era che più facevi sesso più eri rivoluzionario. Io mi opposi: “Si è esaurita la fase propulsiva della scop... — dissi — ora tocca alla rivoluzione dei sentimenti”. Mi accusarono di riproporre il modello tradizionale della famiglia borghese, che bisognava abbattere e non cambiare. Le decisioni andavano prese all’unanimità: rimasi fino alle 5 del mattino, finché i contrari non se ne andarono. Passò il mio manifesto. E venne elogiato da tutta la città, segno che erano maturi i tempi per dire che la rivoluzione si faceva con l’amore».

A proposito di sentimenti: lei chi ha amato?
«Massimo, Vanni, Andrea, Giancarlo, Henry, Valerio. A cui sia aggiunge Antonio, l’ultimo».

Il suo attuale compagno?
«Sì, anche se adesso ci vediamo poco: sta al Sud e i genitori, integralisti cattolici, gli hanno vietato di raggiungermi finché non si laurea. Ha 33 anni meno di me, oltre al tabù dell’omosessualità c’è quello dell’età. Però ci scriviamo lettere bellissime, tutte le sere».

Cos’è cambiato per un ragazzo che si scopre gay oggi?
«Tutto».

Quarant’anni fa per molti giovani vivere l’omosessualità significava spesso solo frequentare i cosiddetti “battuage”, luoghi appartati di incontri anonimi...
«Io li ho frequentati poco, un po’ perché non mi piaceva la modalità, un po’ perché ci vedo male e prendevo delle cantonate! Arrivavo a mezzo metro e mi accorgevo che quello che avevo di fronte proprio non era il mio tipo... Preferivo il fermo posta».

Il fermo posta?
«Sì: mettevi un annuncio con il numero della carta d’identità sui giornali locali, spiegando chi cercavi, poi aspettavi una settimana. Loro rispondevano: vorrei incontrarti, ci vediamo giovedì sotto le Due Torri, a quest’ora. Funzionava! Era di una lentezza esasperante, ma funzionava: ho iniziato storie bellissime col fermo posta...».

È stato il primo gay dichiarato eletto in Parlamento...
«Non il primo eletto, il primo a metterci piede, nel 2001 insieme a Titti De Simone di Arcilesbica. Negli anni 70 era stato eletto con i radicali Angelo Pezzana, uno dei fondatori del “Fuori!”, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, ma si è dimesso subito senza mai entrare in aula perché nel partito facevano a rotazione».

Di certo lei ha presentato più di una proposta di legge per riconoscere le unioni gay.
«Prima di tutte quella sul matrimonio, l’8 luglio del 2002. Non me la voleva firmare nessuno; allora a ottobre, dopo i Pacs celebrati all’ambasciata francese di Roma, presentai quella sui patti civili di solidarietà, che ne raccolse 170 e fu un elemento di rottura. La mia idea era che bisognava prima trovare un consenso ampio su una legge che riconoscesse i diritti delle coppie per arrivare poi al matrimonio: come è successo quasi dappertutto».

Sono passati oltre dieci anni e siamo ancora lì.
«Ma la legge attuale è di fatto un matrimonio. C’è pure l’adozione dei figli del partner».

Non proprio uguale.... E la stepchild adoption non era stata tolta affinché la votasse il partito di Alfano?
«Quando il governo Renzi ha posto la fiducia è stato chiamato a Roma un tecnico, un magistrato bolognese, per riformulare la legge in fretta e furia nella notte. Ha scritto l’articolo sulle adozioni in modo da soddisfare Alfano perché non c’era più la stepchild adoption, ma dando ai magistrati la possibilità di concederla ogni volta che una coppia la chiede».

Non le è mai scocciato fare il gay di professione?
«No, l’ho fatto orgogliosamente: visto che qualcuno ci deve rappresentare, è necessario che sia al meglio. Io per 25 anni sono stato un di sacerdote della politica, non avevo né sabati né domeniche. Qualche mio fidanzato me l’ha anche rimproverato: il tuo vero grande amore è Arcigay. Però le rivoluzioni si fan così: tenendo botta, tenacemente e senza demordere un attimo. E noi, a differenza dei marxisti della mia gioventù, la rivoluzione l’abbiamo fatta: una rivoluzione gentile».

qui l'intervista sul sito del Corriere della Sera

Grillini (Gaynet), Papa pro obiezione contro i matrimoni gay? Grave invitare a violare le leggi dello stato sovrano, Bo al nuovo MINCULPAP

Per il papa attuale, presunto progressista, fare obiezione di coscienza per i funzionari pubblici che si rifiutano di rilasciare le licenze per i matrimoni gay è un diritto umano. Ovviamente non è un diritto umano il diritto ad avere una famiglia anche per le coppie omosessuali, ad avere il diritto alla vita familiare, a vedersi riconosciuti giuridicamente quei diritti di coppia in vigore in un gran numero di stati del mondo libero. E' un diritto negare altri diritti, è un diritto violare palesemente le leggi dello Stato ovvero anche per il presunto papa progressista viene prima la religione poi la cosa pubblica.

Come Gaynet troviamo queste affermazioni molto gravi perchè ripropongono una Chiesa antistato, con l'idea del primato della religione sullo Stato che non si sentiva più da decenni.

C'è un clima da "MINCULPAP" per cui dobbiamo sorbirci paginate di informazioni papiste, ore e ore di trasmissioni acritiche sui suoi viaggi dove si cita del papa solo ciò che fa comodo e si tralasciano le note  giaculatorie contro l'aborto, il matrimonio che dev'essere solo tra un uomo biologico e una donna biologica, la famiglia eterosessuale come unica forma riconosciuta e degna di sostegno e via dicendo.

Per noi valgono le leggi statali, le sentenze delle corti europee, le raccomandazioni del Pe, e le vittorie referendarie come quelle dell'Irlanda e della Svizzera che dimostrano che la popolazione in maggioranza è per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, piaccia o non piaccia alla religione o ai capi religiosi di turno.

 

Franco Grillini

 

Presidente Gaynet Italia

Stern cita Franco Grillini sulla querelle dei libri "gender" che il sindaco di Venezia Brugnaro vuole vietare

Warum Italien über ein Ei und zwei Pinguine diskutiert

Elton John und der Bürgermeister von Venedig waren nur der Anfang. Nun meldet sich auch der Vatikan in einer Debatte über ein Kinderbuch in Italien zu Wort, das alternative Familienformen zeigt.

Umstrittenes Kinderbuch

 

Warum Italien über ein Ei und zwei Pinguine diskutiert

 

 

 

Elton John und der Bürgermeister von Venedig waren nur der Anfang. Nun meldet sich auch der Vatikan in einer Debatte über ein Kinderbuch in Italien zu Wort, das alternative Familienformen zeigt.

 

Ein Ei geht spazieren, trifft ein Nilpferd, zwei Kängurus und zwei Pinguine mit Kindern. Klingt harmlos. Ist es in Italien aber nicht. Die lesbische Autorin Francesca Pardi hat ein Kinderbuch verfasst, in dem sie alternative Familienformen zeigt. Also nicht nur Vater, Mutter, Kind - sondern auch Vater, Vater, Kind und Mutter, Mutter, Kind. Das Ei findet nichts dabei, wenn die beiden Pinguine männlich sind und Kinder haben. Für viele Konservative und Kirchenanhänger propagiert die Autorin mit dem Buch "Piccolo Uovo" (Das kleine Ei) aber eine falsche Lehre.

 

Seit Monaten brodelt das Thema im katholischen Italien, das mit der Akzeptanz von Schwulen und Lesben traditionell kämpft. Richtig Fahrt nahm die Diskussion auf, als der Sänger Elton John, der mit seinem Partner zwei Kinder von einer Leihmutter hat, Venedigs Bürgermeister Luigi Brugnaro als "bigott" bezeichnete. Der hatte nämlich zu seinem Amtsantritt als eine der ersten Handlungen Bücher der Autorin aus Vorschulen verbannt.

 

Brugnaro schlug zurück und nannte John "arrogant". Gleichzeitig betonte er, dass in Venedig niemals eine Schwulen- oder Lesbenparade stattfinden sollte. "Brugnaro ist bereits zum peinlichen Fall von Homophobie geworden. Kaum ist er an der Macht, ist er in ein Fettnäpfchen nach dem anderen getreten, was um die Welt gegangen ist", urteilte Franco Grillini von der Homosexuellenorganisation Gaynet Italia.

 

 

Selbst der Papst mischt mit

 

Bedeutender ist allerdings, dass nun selbst der Papst in die Debatte hineingerutscht ist. Denn die Autorin Francesca Pardi hatte dem Oberhaupt der Katholiken ihre Bücher geschickt, um für mehr Toleranz zu werben und darauf aufmerksam zu machen, wie viel Hass ihr wegen der Bücher von Katholiken entgegenschlägt. Als sie eine freundliche Antwort und Segenswünsche von einem Vatikan-Vertreter im Namen des Papstes bekam, schlugen die Wellen hoch. Für italienische Medien war klar: Der Papst unterstützt Pardis Aussagen und ihren Lebensstil. Mit ihrer Partnerin hat sie vier Kinder.

 

Auch wenn Papst Franziskus mit Blick auf Homosexuelle mildere Töne als seine Vorgänger angeschlagen hat - dies ging dem Vatikan dann doch zu weit. Das Kirchenoberhaupt unterstütze keine Gender-Theorie, der Brief sei "instrumentalisiert" worden, sagte Vatikansprecher Ciro Benedettini. "Der Segenswunsch des Papstes am Ende des Briefes richtet sich an die Person und nicht an mögliche Lehren, die nicht mit der Doktrin der Kirche übereinstimmen. Diese hat sich nicht geändert, wie der Papst zuletzt erneut wiederholt hat."

 

Thema hat besondere Brisanz

 

Das Thema hat vor dem Hintergrund der Familiensynode, die im Oktober in Rom beginnt, eine besondere Brisanz. Auf dem Treffen von Bischöfen aus aller Welt soll auch zur Sprache kommen, wie die Kirche künftig mit Homosexualität umgehen soll und ob es eine Öffnung in dieser Hinsicht geben kann. Allerdings versuchen hochrangige Kirchenvertreter seit langem, die Erwartungen an die Synode niedrig zu halten. So sagte der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Kardinal Reinhard Marx, dass das Thema Homosexualität nicht im Mittelpunkt stehen werde.

 

In Italien ist die Gesellschaft bei weitem nicht so offen wie in Deutschland. So ist das südeuropäische Land eines der wenigen in der EU, das gleichgeschlechtliche Lebenspartnerschaften nicht anerkennt. Erst im Juli hatte der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte das Land zur Anerkennung gleichgeschlechtlicher Partnerschaften aufgefordert.

 

Ministerpräsident Matteo Renzi will diese zwar bis zum Ende des Jahres einführen, aber er kämpft mit Gegenwind sowohl in der Politik als auch von der Kirche. Bei einem sogenannten "Family Day" kamen im Juni Hunderttausende zu einer Demonstration in Rom zusammen, um gegen mehr Rechte für Schwule und Lesben zu protestieren.

 

 

Zumindest Venedigs Bürgermeister schlägt nun versöhnlichere Töne an. Er stehe bereit für eine erste Gay-Parade auf dem Canal Grande, verkündete er zuletzt. Und eine Einladung an Elton John schickte er gleich hinterher, "vielleicht singt er mit uns".

 

 

Annette Reuther/DPA

 

Libro per bambini controversi


Perché l'Italia ha discusso un uovo e due pinguini



Elton John e il sindaco di Venezia, sono stati solo l'inizio. Ora riporta il Vaticano in un dibattito su un libro per bambini in Italia a parlare, mostrando forme familiari alternative.

Un uovo cammina, incontra un ippopotamo, due canguri e due pinguini con i bambini. Sembra innocuo. È in Italia, ma non. Lo scrittore lesbiche Francesca Pardi ha un libro per bambini scritto, in cui si mostra forme familiari alternative. Quindi non solo il padre, la madre, bambino - ma anche padre, padre, figlio e la madre, madre, bambino. L'uovo non trova niente lì quando i due pinguini sono maschi e hanno figli. Per molti conservatori e seguaci della chiesa, l'autore si propaga con il libro "Piccolo Uovo" (Il piccolo uovo), ma una falsa dottrina.

Per mesi, la questione ribolle in Italia cattolica, che lotta per tradizione con l'accettazione di gay e lesbiche. Corretta durante la guida ha assunto il dibattito, come il cantante Elton John, che con il suo compagno ha due figli da una madre surrogata, sindaco di Venezia Luigi Brugnaro come "bigotta" designato. I libri avevano infatti vietato l'autore da scuole materne alla sua nomina come una delle prime azioni.

Brugnaro ha colpito di nuovo e Giovanni, detto "arrogante". Allo stesso tempo, ha sottolineato che a Venezia non dovrebbe essere una parata gay o lesbica. "Brugnaro è già diventato un caso imbarazzante di omofobia. Non appena ha lui al potere, egli s'è messo nei guai dopo l'altro, ciò che è andato in giro per il mondo," giudicato Franco Grillini dell'organizzazione omosessuale Gaynet Italia.


Anche il Papa mescolato con

Più importante è il fatto che ora anche il Papa dovrebbe rientrare nel dibattito. Perché l'autore Francesca Pardi aveva il capo dei cattolici inviato i loro libri per promuovere una maggiore tolleranza e per richiamare l'attenzione su quanto odio contro i loro scioperi a causa dei libri scritti da cattolici. Quando ha ottenuto una risposta amichevole e auguri da un rappresentante del Vaticano a nome del Papa, le onde erano alte. Per i media italiani è stato chiaro: il Papa ha sostenuto le dichiarazioni Pardis e il loro stile di vita. Con il suo partner ha quattro figli.

Anche se Papa Francesco ha colpito affaccia omosessuali toni più lievi rispetto ai suoi predecessori - questo è stato il Vaticano allora andare troppo lontano. Il pontefice non ha sostenuto la teoria di genere, la lettera era stata "strumentalizzata" ha detto il portavoce vaticano Ciro Benedettini. "La benedizione del Papa al termine della lettera indirizzata alla persona e non su eventuali lezioni che non sono coerenti con la dottrina della Chiesa. Questo non è cambiata, come il Papa ha recentemente ripetuto di nuovo."

Argomento ha particolarmente esplosivo

Il soggetto ha nel contesto del Sinodo famiglia, che inizia a Roma in ottobre, particolarmente esplosivo. Nel corso della riunione dei vescovi di tutto il mondo arriveranno anche in discussione come la Chiesa debba in futuro trattare con l'omosessualità e se ci può essere una apertura in questo senso. Tuttavia, cercare alti funzionari della chiesa per lungo tempo per mantenere le aspettative di basso Sinodo. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx, che il tema della omosessualità non sarà al centro.

In Italia, la società non è aperto come in Germania di gran lunga. Così il paese dell'Europa meridionale è uno dei pochi in Europa, le unioni civili tra persone dello stesso sesso non riconosce. Solo nel mese di luglio, la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva chiesto al paese a riconoscere le unioni dello stesso sesso.

Il primo ministro Matteo Renzi sarà davvero introdurre questo alla fine dell'anno, ma è alle prese con venti contrari, sia in politica, così come dalla Chiesa. In un cosiddetto "Family Day" nel mese di giugno, centinaia di migliaia di persone si sono riuniti per una manifestazione a Roma per protestare contro maggiori diritti per gay e lesbiche.


Almeno sindaco di Venezia ora si propone tono più conciliante. Era pronto per una prima parata gay sul Canal Grande, ha annunciato di recente. E mandò un invito a Elton John, subito dopo, "forse canta con noi".


Annette Reuther / DPA
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